RICUCIRSI SCRIVENDO


Editoriale dell'11 aprile 2014

Frank Lloyd Wright, un architetto geniale nell’approfondire il rapporto fra l’individuo e lo spazio architettonico e fra questo e la natura, assunta come fondamentale riferimento esterno, costruiva case d’abitazione unifamiliari per favorire la coesione all’interno delle mura domestiche e nel frattempo scomponeva la vita di una giovane donna. Mamah Bouton Borthwick, protagonista di una travolgente e tragica storia d’amore, lasciò per lui il marito e i due figli e sperimentò su di sé gli effetti di una frattura di cui riusciva a venire a capo solo scrivendo e raccontandosela. Ecco infatti la testimonianza che Nancy Horan, autrice del libro Mio amato Frank (frutto di sette anni di ricerche storiche e dell’appassionata lettura di diari, lettere e documenti) le attribuisce, facendola parlare in prima persona: “Non sono mai stata capace di mettere a fuoco la vita senza scriverla. Ma se riuscirò a ricucire tutti i frammenti di memoria con l’aiuto dei diari, delle lettere e dei pensieri sparsi che affollano la mia mente e gli scaffali della mia libreria, forse sarò in grado di spiegare quanto è accaduto. Allora le vite che ho vissuto negli ultimi sette anni acquisteranno ordine, logica e unità. E forse, raccontandola su un foglio di carta, la mia storia sarà utile a qualcun altro”. Chi dubita dello stretto nesso tra vita e racconto e dell’effetto terapeutico che la letteratura può avere sull’esistenza di chi la crea o anche semplicemente di chi la legge dovrebbe meditare su questo avvincente ritratto di un’anima femminile e del suo tormento. Il racconto conferisce forma e spazio, e quindi ordine, a ciò che narra e per questo ha il potere di filare, nel textus, un’identità spezzata, frammentata, segnata da un “buco dell’anima”. Questa tessitura, attraverso la quale l’immaginario invade il reale e lo “ripara”, dà unità al frammentario e ricuce gli strappi.

Silvano Tagliagambe
(Iconologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Terramatta – Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano è un documentario del 2012 diretto da Costanza Quatriglio, tratto dal libro di memorie Terra matta di Vincenzo Rabito

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