RONDINI E POESIA


Editoriale del 18 marzo 2020

Come reagirebbero oggi i vecchi se una rondine si fermasse sul loro naso mentre leggono il giornale? Probabilmente con fastidio, e la caccerebbero via con un deciso gesto della mano. Solo pochissimi, ricordando una bellissima canzone di Lucio Dalla del 1990, se ne sentirebbero protagonisti, e anziché allontanare l’inatteso ospite delle loro narici, cercherebbero di annusare e assorbire il più possibile l’odore dei caffè con i quali esso si è mescolato, di ascoltare le voci della radio nei cui fili è entrato e di volare con lui sui tetti delle città con la polvere dei sogni, fermandosi ogni tanto qua e là. In questi giorni di solitudine, aggravati dall’imposizione di restare a una congrua distanza dagli altri, possibili portatori di malanni, a consolarci e a farci sentire ancora vivi può aiutarci l’invito di un geniale cantautore, nato in un lontano mese di marzo e venuto a mancare troppo presto, a seguire ogni battito del proprio cuore per capire cosa succede dentro, cos’è che lo muove e da dove viene ogni tanto questo strano dolore che ci attanaglia e ci angoscia.

La poesia, quella autentica, è legame profondo con il proprio corpo, è modulazione della voce del poeta ispirata e guidata da quello che D’Annunzio chiamava «l’infinito e innumerabile ritmo», individuandone, appunto, la «natività nell’esemplar corpo umano», e quindi nei battiti del cuore. Secondo antichi testi orientali è il ritmo del respiro a regolare movimenti e parole, coordinandoli tra loro. Il battito del cuore e il respiro, oltre a collegare corpo e mente, infondono il ritmo al movimento di un corpo poetico, dando origine ai versi di una poesia. Per questo ascoltare i versi della canzone di Dalla, prestando attenzione al suo ritmo, aiuta a ritrovare questo accordo con il respiro, a sentire il ritmo originario del nostro corpo, del nostro cuore, che batte certo per tenerci in vita, ma anche e sempre per qualcun altro, facendoci capire che cos’è l’amore, dov’è che si prende e dov’è che si dà.

Lucio, tu sogni nel cielo dei sogni e da lassù, ne siamo certi, guardi, con un sorriso amaro, le nostre debolezze e la nostra solitudine.

 

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

Ascoltare i versi della canzone di Dalla, prestando attenzione al suo ritmo, aiuta a ritrovare questo accordo con il respiro, a sentire il ritmo originario del nostro corpo, del nostro cuore, che batte certo per tenerci in vita, ma anche e sempre per qualcun altro, facendoci capire che cos’è l’amore, dov’è che si prende e dov’è che si dà (da RONDINI E POESIA – Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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