ROSA CARCASSA


Editoriale del 27 novembre 2014

Di solito associo il termine “carcassa” a un’auto da demolire, a uno pneumatico esploso, al cadavere di un bufalo trasportato dalla corrente di un fiume, ai resti del pasto di un leone, a qualche mia foto al mare. Invece una carcassa è più comunemente il corpo di un pollo ucciso, spennato e privato della carne del petto, ma sono ben conosciute anche le carcasse bovine e suine. Come se essere uccisi e spolpati non fosse già abbastanza, i polli (concentriamoci su questi) subiscono un’ulteriore offesa: la loro carcassa, con la poca carne che è rimasta adesa allo scheletro, viene tritata e spremuta alla pressione di un centinaio di atmosfere e trasformata in un fango incolore e omogeneo, che viene disinfettato con ammoniaca e addizionato con decine di spezie e sostanze chimiche per conferirgli aroma e colore. Un vago colore rosa, che fa somigliare quella molle poltiglia alla carne normale, come le calze in certe donne. Potevano colorarla di blu, giallo o turchino, e dal punto di vista alimentare non sarebbe cambiato niente. Questa melma dal costo irrisorio, indicata eufemisticamente in etichetta con la sigla CSM (Carne Separata Meccanicamente) finirà poi per essere aggiunta, in quantità variabili, alla vera carne di pollo in wurstel, hamburger, cotolette, crocchette, spinacine, bocconcini, patapolly, cordoncini, snackipizzy,……..

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

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da Il fatto alimentare, una rubrica televisiva di Rainews 24

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