SACRO È CIÒ CHE NON È IN VENDITA


Editoriale del 12 giugno 2019

“Entra in campo e insegui i tuoi sogni”
Cesar Luis Menotti

Antonio Conte all’Inter e Maurizio Sarri alla Juventus è più di un incubo diventato realtà: è uno sfregio ai sogni celebrati dal calcio. È una settimana strana, quella trascorsa; una settimana in cui persino Emmanuel Macron, attuale inquilino dell’Eliseo, ha avvertito il bisogno di scagliarsi contro la riforma della Champions League prefigurata dall’Eca (il salotto buono europeo dei club che contano). Una settimana dove, da fonte autorevole, mi è giunta l’indiscrezione di una possibile cessione del Napoli alla famiglia Al Thani del Qatar, per la “modica” cifra di seicento milioni di euro. Pare che ad amici Aurelio De Laurentis abbia confidato che, per quella cifra, la sua avventura nel calcio possa comodamente continuare con il Bari. Se questa indiscrezione trovasse tra qualche settimana riscontro nella realtà delle cose, parimenti alla volontà del Fondo Sovrano del Qatar di disimpegnarsi dal Paris Saint Germain, la presa di posizione contro la riforma Champions di Macron avrebbe trovato una sua razionale spiegazione. Una Ligue 1 senza i soldi qatarini diventerebbe davvero l’anello più debole dell’aristocrazia del calcio europeo, una cosa inaccettabile per l’orgoglio della Republique. Ecco perché forse Macron ha usato parole molto dirette e dure sulla questione riguardante la massima competizione europea per club: “sostengo in pieno il presidente della federcalcio francese – ha detto il presidente francese – contro la riforma della Champions League. Dobbiamo difendere i nostri club. Non possiamo sacrificare il nostro modello a beneficio di pochi”. Parole, queste di Macron, sicuramente interessate e strategiche per un calcio diventato sempre più al centro di obiettivi geopolitici, ma sarebbe stato bello sentirle pronunciare, con questa chiarezza, da un qualsiasi dirigente sportivo italiano. Ma uno come Giovanni Malagò, semmai fosse costretto ad una qualsiasi dichiarazione su tale questione, lo si vedrebbe avvitarsi in una spettacolare esibizione di equilibrismo tra aggettivi, avverbi, metafore avvertite, slalom di prudenze varie e, ovviamente, con una dichiarazione finale di grande fiducia per il futuro. Dire tutto, per non dire nulla. E’ dai tempi del “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa che più o meno funziona così tra i salotti e i corridoi delle varie corti italiane. Stendo un velo pietoso sul presidente federale Gravina, visto che nemmeno l’esercizio di equilibrismo gli è mai riuscito bene. Sì, fa invidia la Francia che addirittura fa scendere in campo la sua massima autorità politica, in difesa dei propri interessi in uno sport ormai assurto a risorsa vitale del mondo. E fa impressione, sempre secondo alcune indiscrezioni, come Macron abbia già prefigurato il dopo Qatar, strappando l’impegno alla prestigiosa e potente Dassault Aviation di rilevare la proprietà del club parigino il giorno in cui scadranno i fatidici dieci anni (tra due anni) a cui Nicolas Sarkozy aveva vincolato l’impegno del fondo sovrano qatarino al destino del Psg, in cambio di favorevoli sgravi fiscali alle numerose attività della famiglia Al-Thani in Francia.
Cessata la sbornia araba, ecco che l’Eliseo prepara la sua contromossa e manda messaggi chiari in chiave autarchica(o sovranista) a tutto l’establishment del calcio europeo. Una bella gatta da pelare per Andrea Agnelli e la sua Eca, e una storia tutta da vedere per verificare a quale esito approderà. Se la Dassault si insedierà tra i corridoi del Psg, Raffaello Follieri sembra sempre più vicino a concludere, per conto di un fondo americano, l’acquisizione del Genoa. Non è, questa, un’operazione da prendere sottogamba, come solo chi non conosce la biografia di Follieri potrebbe fare. L’uomo d’affari di origini foggiane, un tempo residente a New York tra le lussuose mura dell’appartamento che fu di Aristotele Onassis, viene da un passato turbolento (è stato anche recluso qualche anno in un carcere della Pennsylvania) ma è, secondo le riviste specializzate, gestore di un fondo che accumula più di due miliardi di dollari di patrimonio. Amico dei coniugi Clinton (sbaglia chi sostiene che ne millanti l’amicizia) e di parte del loro mondo lobbistico, se sbarcherà (accompagnato da un florido fondo americano) sul ponte di comando dell’antica società di calcio ligure, non sarà certo per limitarsi a fare da spettatore delle vicende della Serie A. La Serie A pare ormai essere diventato un avamposto statunitense (ultimo arrivato è Rocco Commisso) del calcio europeo, e anche se il regno di James Pallota alla Roma sembra essere volto al termine, dovrebbe  essere un altro americano (mi ha sussurrato un uccellino) tra un anno a sedere sul trono della società capitolina. Verrebbe da chiedersi il perché di tutta questa presenza a stelle a strisce nella Serie A, ma provare a tracciare delle ipotesi porterebbe l’analisi di questo articolo verso lidi molto lontani e complessi. Limitiamoci, per il momento, a registrare con lieve inquietudine tutti questi movimenti che stanno avvenendo nelle vicende del massimo campionato di calcio italiano. Tutto ciò, ripeto, nella totale assenza del governo e delle istituzioni sportive italiane. Nessuno che provi ad ergersi in difesa e in tutela dei diritti dei tifosi, che almeno avrebbero il diritto di sapere quale futuro la classe dirigente italiana prefigura per lo sport più amato nel Bel Paese. Ripartendo dal mio annoso concetto del calcio come bene comune, sono letteralmente basito come Inter e Juventus stiano completamente ignorando, e calpestando, le sensibilità dei loro tifosi ingaggiando Antonio Conte (l’Inter) e Maurizio Sarri (sembrerebbe imminente l’annuncio del suo insediarsi alla guida tecnica della società bianconera). I dirigenti di queste due società hanno dimenticato, con tutta evidenza, l’insegnamento evangelico dei mercanti cacciati dal tempio, perché accusati da Gesù di praticare volgare mercimonio in un luogo sacro. Il monito, per i posteri, è che un tempio è sacro perché non è in vendita, ed è quindi indisponibile alle logiche di mercato. La lezione dell’Uomo di Nazareth, con quel gesto di rabbia incontenibile, è che bisogna necessariamente porre un limite alla nostra ambizione e alla nostra avidità. Bisogna chiedersi sempre che tipo di ricadute possano avere i nostri progetti sulla libertà e sui sentimenti degli altri, quando si parla di beni non disponibili alle nostre voglie soggettive. Ed è francamente stoltamente retorico invocare le esigenze del professionismo nel caso Conte/Sarri. Bisogna avere il coraggio di dichiarare l’assoluta amoralità di queste due operazioni, e non importa se ci saranno persone che, scimmiottando un desolante e patetico pragmatismo di maniera, opporranno lo slogan dello spettacolo che deve andare avanti, in un calcio ormai  diventato industria. Bene hanno fatto Jorginho e Lorenzo Insigne ad usare parole dure contro un eventuale approdo di Sarri alla corte juventina. C’è stato un tempo in cui nel calcio venivano osservati patti non scritti, perché vi era ancora un senso del “sacro” tra tutti gli attori principali di questo fantastico gioco. Certe scelte non si facevano nemmeno in nome del professionismo, ed è bene ricordare come il professionismo nel calcio non è certo nato con l’onnipresenza delle televisioni e dell’Eca. Una delle perversioni delle classi dirigenti di quest’epoca, è sicuramente quella di voler far credere alle masse, con modalità quasi surreali, come il mondo sia nato oggi, come lo “ieri” sia stato solo un atto preparatorio, esercitato in una bolla del nulla, alla nascita della storia delle storie. È davvero incredibile e stupefacente come molti stiano credendo a questo strano e malefico teorema. Mi sento di affermare senza nessuna remora: Antonio Conte, Maurizio Sarri e le dirigenze di Juventus ed Inter stanno disonorando la storia del calcio. Stanno prendendo a calci il buon senso. Stanno mancando di rispetto ai tifosi di tre squadre. Che nessuno abbia provato a fermarli, rientra nello spirito di questo tempo disgraziato. A volte mi verrebbe di fare un appello, probabilmente dal sapore un po’ retorico, alla coscienza dei professionisti del calcio. Ma poi, quasi sempre, mi ritorna in mente uno degli aforismi più fulminanti e crudeli di Leo Longanesi: “certo, la nostra coscienza è un grande impedimento, ma poi ci si accorda sempre con lei, come col fisco”. E allora desisto, e mi metto a guardare la grandezza piena di luce delle stelle. Questo spettacolo non potrà mai mandarlo in onda Sky in cambio di un costoso abbonamento e di interminabili interruzioni pubblicitarie. Non sarà mai ghermito da uno sponsor tecnico ansioso di venderci una maglietta cucita in Vietnam. È una consolazione e una certezza non indifferente. Ve lo assicuro.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)

Ripartendo dal mio annoso concetto del calcio come bene comune, sono letteralmente basito per come Inter e Juventus stiano completamente ignorando, e calpestando, le sensibilità dei loro tifosi ingaggiando Antonio Conte (l’Inter) e Maurizio Sarri (la Juventus) – da SACRO È CIÒ CHE NON È IN VENDITA – Editoriale di Anthony Weatherill (ha collaborato Carmelo Pennisi)

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