SAFFO Il piacere della gelosia


Editoriale del 18 novembre 2016

Saffo

Si innamorò Saffo di Anattoria appena la vide giungere sul porto di Lesbo. Era poco più che una bambina e poco meno di una donna. Ma nel dolce pendio del suo tenero seno, la poetessa greca intuì il senso sottile della passione. Stettero insieme per tre anni e la maestra insegnò all’allieva come diventare una moglie perfetta  plasmandola in gioia per l’uomo che sarebbe venuto a portarla via. Quando lo sposo realmente giunse, dopo aver contrattato il destino della ragazza con i genitori, con preziosi doni adornò quel nobile collo e si innamorò della grazia che Saffo aveva trasfuso in lei. L’amante impazzì dal dolore perché sapeva che avrebbe perduto per sempre l’amata avendo lei stessa modellato con le sue mani la sposa di un altro  in quel tiaso nel quale trasformava le bambine in donne perfette. Quando nel pranzo nuziale vide i due sposi che dolcemente fra loro parlavano capì d’aver, nel vincere la sua sfida, perso per sempre la sua adorata e scrisse la poesia più bella di ogni tempo, quell’ode alla gelosia che ogni cuore nobile ripete come un esicasmo nell’originale greco.

Antonangelo Liori
(Microbiografo di Aristan)


Quando nel pranzo nuziale vide i due sposi che dolcemente fra loro parlavano capì d’aver, nel vincere la sua sfida, perso per sempre la sua adorata e scrisse la poesia più bella di ogni tempo (da SAFFO – Il piacere della gelosia)
Triangolo (1978) di Renato Zero

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