SAGGIO SUL DONO E SUL CULO -Editoriale del 26 marzo 2018


Se solo il galleggiante della Poderosa BB funzionasse non dovrei usare il sentimento per calcolare quanta strada posso ancora percorrere. Se solo non avessi sempre i diavoli al culo avrei messo benzina prima di andare a zonzo e non avrei dovuto spingere nella notte in vano per uno, due distributori dall’automatico fottuto. Se non mi fossi fermato con curiosità ad ascoltare uno e poi diversi ubriachi che proponevano miracoli logistici, che condividevano la rogna e la fatica sotto la pioggia, invero ne godevano segretamente. Se solo il terzo distributore avesse accettato prima la mia banconota piuttosto che sputarla come veleno, ripetutamente, senza pietà. Se solo queste e una moltitudine di altri fatti o non fatti non si fossero messi in fila non avrei percorso i trecento metri che mi portavano verso Davide, che dopo una giornata di lavoro e una pizza scorgeva dalla finestra un parcheggio più congruo per la sua automobile, e decideva di infilarlo tagliandomi la strada. Pinzavo i freni, scalavo, sterzavo verso sinistra ma Davide come per incantagione mi seguiva nella traiettoria. Così mentre la Poderosa cadeva e arava l’asfalto qualche principio arcaico imponeva al mio corpo lanciarsi prima dello schianto. Un bel tuffo orizzontale, la grana del cemento che corrode gli abiti e la pelle, l’imperativo categorico di riacquisire la posizione verticale. Che cosa straordinaria è sfiorare gratis la morte. È la vita che urla. Così io, che avrei voluto scuoiare Davide, devastargli la macchina a calci. Con appena un dolorino al braccio ho sacramentato fino ad accendere le luci nei salotti del quartiere. Il cielo piovoso sopra di me, il troglodita civile dentro di me. Davide non sapeva che dire. È seguita la solita sfilata: le chiamate l’ambulanza la polizia i vigili gli amici i parenti il senso di colpa per aver aggredito chi ha sbagliato. Così siamo scivolati verso la constatazione amichevole e verso casa nella macchina del reato io e Davide abbiamo parlato di Federer e Del Potro e della finale di Indian Wells. Lui è un avvocato fregato dalla storia che sopravvive insegnando l’arte della racchetta. L’indomani si è presentato per gli ultimi cavilli con una borsa e un tubo di palle e l’intenzione di sistemarmi il rovescio. Insomma quando è andato via era come se fossi stato io a metterlo sotto. Mi ha commosso. Solo più tardi su Facebook ho scoperto che Davide è il nipote di Caterina, che diversi anni fa, quando tutti mi sbertucciavano, mi regalò il denaro necessario a continuare le mie avventure giornalistiche in Medio Oriente. Al “Saggio sul dono” di Mauss bisognerebbe aggiungere la categoria del culo.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Al “Saggio sul dono” di Mauss bisognerebbe aggiungere la categoria del culo (da SAGGIO SUL DONO E SUL CULO, editoriale di Luca Foschi)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA