SAI, LA GENTE È MATTA


Editoriale del 11 febbraio 2019

 

Ogni tanto torno a rivederlo quel piccolo miracolo del 1989. Mimì scende il neon degli scalini, fra il secondo e il terzo parte il piano. Si aggiusta i capelli, poi le braccia lungo i fianchi, come una scolara chiamata a recitare l’Infinito in classe, o per la famiglia nel giorno di festa. Una scolara che ha già visto ogni cosa. La blusa marinara di tutte le madri le scopre le spalle d’uccellino, bellissime. Lo chiffon si diffonde a terra come fosse bambola. Volutamente, per molti, una musa inquietante adagiata sul letto. E il volto, la crocchia divisa nel mezzo, gli occhi socchiusi del piacere o un’estasi religiosa e dolcemente isterica, al centro delle genti sciagurate. La bocca di chi non ha fumato mai abbastanza, e poi la voce. Il teatro del mondo l’aveva portata in cielo e poi chiusa in gabbia. Così i maschi, padri e poetici amanti. Come fosse niente. Certo, il testo si rivolge a un uomo, ma implicazioni e conseguenze sono universali. Fu la breve luce di una resurrezione. Torno con malinconia e mistero a quel piccolo miracolo del 1989. Dopo molto tempo avremmo individuato la fine dell’innocenza nelle forme sciocche di un decennio opulento e cannibale, compreso lo straordinario potere del patriarcato e dell’infamia, consapevoli di avere a che fare con musica leggera, e di non saperla cantare. La solitudine che infine trapassa ogni attesa e diventa morte mentre ascolti l’ultima melodia. Fu tutto questo quella sera, per noi, Mimì. Tutto questo sulle spalle di usignolo.

 

Luca Foschi

 (Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

 

Ogni tanto torno a rivederlo quel piccolo miracolo del 1989. Mimì scende il neon degli scalini, fra il secondo e il terzo parte il piano. Si aggiusta i capelli, poi le braccia lungo i fianchi, come una scolara chiamata a recitare l’Infinito in classe, o per la famiglia nel giorno di festa. (da SAI, LA GENTE È MATTA – Editoriale di Luca Foschi)

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