Salmo 109 SI CHIAMAVA SAHAR


Editoriale del 28 ottobre 2017

Si chiamava Sahar e aveva un mese. Nata in un villaggio siriano sotto assedio, aiuti umanitari bloccati, morta di guerra e di fame. In quella foto che non si sa se mostrare e che non vorreste mai aver visto, «è piccolissima e insieme come terribilmente vecchia, Sahar, vecchia di tutto il dolore e la fame e lo strazio del mondo…».

Parole di preghiera? Quali, Signore?
«Beato il grembo che ti ha portato
e il seno che ti ha allattato!»,
ti disse un giorno una donna.
Alla mamma senza nome di Sahar,
le nostre guerre anche la tua beatitudine hanno tolto.

Ma nell’ultima carezza inutile dell’infermiera
avrà di nuovo tremato la tua pelle, Signore,
come sotto la croce per l’ultima inutile carezza
di Maria, tua madre, e di Maria, la Maddalena,
sul tuo corpo disceso.

Ma anche nella lingua dei tuoi giorni, Signore, tu comprendi
l’amore e la speranza di chi, con mani senza forza a carezzare,
di nome l’ha chiamata nel suo breve giorno “Aurora”.

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

Si chiamava Sahar e aveva un mese. Nata in un villaggio siriano sotto assedio, aiuti umanitari bloccati, morta di guerra e di fame (da Salmo 109 SI CHIAMAVA SAHAR, editoriale di Antonio Pinna)

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