Salmo 111, MIRACOLO DI UN FILO ROSSO INDÙ


Editoriale del 11 novembre 2017

– 1995, 25 febbraio: cinquanta passeggeri su una corriera lungo un sentiero nella giungla indiana. Tra essi Suor Rani Maria, una suora clarissa di 41 anni che opera per liberare uomini e donne dal potere degli usurai, va a trovare i suoi familiari in un lontano villaggio. Un gruppo di uomini fa scendere tutti, e nessuno si muove mentre uno di loro uccide Suor Rani Maria con 54 coltellate. Solo l’autista riesce a dar l’allarme, e alla stazione successiva l’assassino è arrestato. Confesserà che ha ucciso su commissione degli usurai danneggiati dall’azione di giustizia e carità di Suor Rani Maria.

Nei giorni del suo carcere, il killer ha potuto incontrare un sacerdote, Swami Sadanand, e una sorella di Suor Rani Maria, Suor Selmy, anche’essa suora clarissa. In questi incontri nel carcere è maturato un perdono, dato e ricevuto, suggellato dal rito del “khari”: la sorella della suora uccisa ha legato al polso di Samunder Singh, questo il nome del killer pentito, il braccialetto rosso rituale per dire che era accettato a tutti gli effetti come fratello. Con il perdono è poi giunta la conversione al cristianesimo. Tutto ciò ha portato alla domanda di grazia da parte dei familiari di Sr Rani Maria, domanda accettata nel 2006, undici anni dopo il delitto, dopo la firma necessaria di Suor Selmy, dei genitori e di altri ufficiali della Chiesa locale. Nel 2007 Sing accompagna nel viaggio la “sorella” a trovare il padre malato di 82 anni. Abbandonato, dopo il fatto, dalla moglie che ha tenuto con sé il figlio, vive ora un’esistenza solitaria di contadino: «Sono un uomo nuovo e aiuto gli altri».

– 2017, 4 novembre: Samunder Singh percorre dieci chilometri a piedi per prendere una corriera e poter essere presente al rito di beatificazione della “sorella” che aveva ucciso: «Mi hanno dato una nuova vita con il loro perdono. Sono un uomo trasformato», ha detto Singh.

Avrai saputo, Signore, che a Roma, per far beati e santi,
vogliono documenti medici a certificar miracoli.
Ma a ogni controllo sfugge il miracolo di un filo indù,
rosso del sangue di sorelle:
lo stesso sangue tuo, che, primo tra fratelli,
al Padre hai chiesto perdonare.

Perché, Signore, i fili rossi dei tuoi rappresentanti
più parlano ora di “signori” e meno di “fratelli”?

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

PS. Per capire meglio il rito hindu del «Raksha Bandhan» («il legame della protezione», festa in agosto), dal punto di vista antropologico, esso si assomiglia alla antica tradizione sarda de su “Santu ‘Anni”, la strettissima parentela e amicizia – anche tra uomo e donna – celebrata alla festa di San Giovanni Battista e originata dal padrinato in occasione di battesimi. Altro che gli arzigogoli pastorali inventati recentemente da alcuni vescovi che distinguono tra “padrini” di serie A e “testimoni” di serie B (testimoni – un tempo “martiri” – di che? – povera filologia e povera antropologia, per non parlare di buon senso).

Per capire meglio il rito hindu del «Raksha Bandhan» («il legame della protezione», festa in agosto), dal punto di vista antropologico, esso si assomiglia alla antica tradizione sarda de su “Santu ‘Anni” (da SALMO 111 – MIRACOLO DI UN FILO ROSSO INDÙ, editoriale di Antonio Pinna)

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