Salmo 127 A DIO PIACENDO?


Editoriale del 3 marzo 2018

«Una soldatessa dei berretti bruni non piange, lo sai?», la rimprovera dolcemente il presidente. Poi le trova una bandiera turca in una delle tasche e trova il suo modo per consolarla e incoraggiarla: «Ha la bandiera turca in tasca. Se diventerà una martire, a Dio piacendo, la avvolgeremo con quella. Sei pronta a tutto, non è vero?».

No, non è pronta a tutto Amine Tiras, sei anni. Guardate il suo volto. E nemmeno noi siamo più pronti a sentirci vendere patrie e dèi bisognosi di martiri innocenti. E niente comode ipocrisie sui sultani di turno: quante volte si può ancora sentire, in chiese o aule catechistiche e accademiche, discorsi a pappagallo parlare di un dio infinitamente grande e così infinitamente offeso dal peccato di un uomo così infinitamente piccolo da non poter sentirsi soddisfatto se non da una riparazione offerta da un pari grado infinitamente grande quanto lui. E sarebbe così che un dio, pur chiamato “Padre”, chiede la morte in croce di un dio pari a lui, pur chiamato “Figlio”, solo a sentirsi infinitamente soddisfatto. Questa la dicono “soddisfazione vicaria”, e sentendosi, almeno loro, soddisfatti, la chiamano “salvezza”.

Aiutaci, Signore, a esser liberi
da chi sa troppo bene cosa a te piace.
In quel mezzogiorno, ricordo i testimoni,
«si fece buio su tutta la terra,
fino alle tre del pomeriggio» (Marco 15,33).
E in quel cielo buio a mezzogiorno
vedo il tuo pianto, o Dio.

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

No, non è pronta a tutto Amine Tiras, sei anni. Guardate il suo volto. E nemmeno noi siamo più pronti a sentirci vendere patrie e dèi bisognosi di martiri innocenti. (da Salmo 127 A DIO PIACENDO? – editoriale di Antonio Pinna)

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