Salmo 156 PER NOME


Editoriale del 29 settembre 2018

«Che la guerra sia così terribile, è un bene, altrimenti ci piacerebbe troppo»: era almeno sincero Robert E.Lee, generale dell’esercito confederato, dopo la battaglia di Fredericksburg, pur di fronte alle migliaia di soldati unionisti uccisi dai suoi nuovi e più precisi moschetti a canna rigata.
Ogni volta che in qualche città succedono episodi di razzismo o crimini di qualsiasi tipo, sindaci o altri rappresentanti li sentiamo dichiarare che la loro città non è violenta, non è razzista: si tratta solo di episodi isolati, al massimo di ragazzate. Guardare in faccia la realtà, no?

Ripenso alla stranissima conclusione del Libro di Giobbe. In mezzo alle sue disgrazie, Giobbe per trenta capitoli accusa Dio e i suoi difensori di violenza ingiusta, ma nel mentre rimpiange i tempi quando, da buon padrone di casa lui era padre per i poveri ma spezzava la mascella ai delinquenti. Eppure, alla fine, una prima risposta di Dio mostra quanto nel mondo c’è di incontrollabile e di caotico, e una seconda risposta sembra anticipare le moderne sedute di psicanalisi o i piani sequenza della cinematografia: le due bestie mitiche, simbolo della violenza allo stato puro, sono mostrate in tutti i loro dettagli affascinanti.

Chiamare ogni cosa per nome,

è nel libro nuova creazione.
Anche Miriam, la Maddalena,
l’hai chiamata per nome,

e lei ti ha riconosciuto risorto,

cambiata dal pianto all’abbraccio.

 

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

 

“Ogni volta che in qualche città succedono episodi di razzismo o crimini di qualsiasi tipo, sindaci o altri rappresentanti li sentiamo dichiarare che la loro città non è violenta, non è razzista: si tratta solo di episodi isolati, al massimo di ragazzate. Guardare in faccia la realtà, no?” Da PER NOME editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

 

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