Salmo 163, IL NASO DI CLEOPATRA E IL PADRE NOSTRO


Si dice che il naso di Cleopatra ha cambiato il mondo. Ma ovviamente il naso era solo la “punta di un iceberg”, un indice al fascino della sua personalità. Il “principio del naso di Cleopatra”, aggiornato alle sensibilità erotiche del tempo, costituisce uno dei miei “principi ermeneutici”. Se volete provare delle emozioni di fronte alla bellezza di MB (cambiate le iniziali a seconda dei vostri feromoni), non usate il microscopio per esaminarne il malleolo (sembra che le caviglie stiano diventando il baricentro della seduzione), ma piuttosto, suppongo, preferirete più prima che poi vederne “l’insieme”.
Chissà perché, invece, tanto fra i sostenitori del passato «non indurci in tentazione», quanto fra quelli del nuovo «non abbandonarci alla tentazione», vedo semplicemente del tutto disatteso questo elementare principio di comprensione e di coinvolgimento nel “senso” di un testo.
Perché prendere la “sesta” domanda da sola? Se dopo si dice «liberaci dal male», potete ancora pensare che l’espressione precedente, qualsiasi cosa voglia dire, abbia un senso negativo opposto? E se prima avete detto «perdona a noi i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori», non vi viene il dubbio che della “prova” possa anche far parte il prossimo incontro con il vostro creditore o debitore? Perché si è, nella vita, e l’uno e l’altro. E appunto, perché fissarsi sul senso antico o moderno del verbo «indurre», qualsiasi cosa, ripeto, voglia dire, senza chiedersi se state comprendendo bene l’altro termine, che forse più che «tentazione» significa «prova»? Ora le prove, che voi crediate o non, fanno anch’esse parte della vita, anzi, ne vengono invocate sempre di più in tempi di meritocrazia. E se state nominando il vostro Dio come «Padre» in tutto il contesto della preghiera, come potete pensarlo in qualche modo “contro”? In più, se smettete di fissarvi ossessivamente su tentazioni e peccati, forse vi resta tempo per chiedervi cosa voleva dire quella domanda sul pane “quotidiano”, termine questo, in greco, veramente problematico, perché sconosciuto altrove, e vi chiedereste se state facendo finta di chiedere un reddito di cittadinanza, oppure se avreste finalmente l’occasione, per questa parola misteriosa anche se buonisticamente tradotta, di rendervi conto che, in fondo, le nostre parole, proprio per la loro provvisorietà nel tempo e nello spazio, lasciano sempre spazio e tempo per un incontro dove alle parole si uniscono gli sguardi, e attraverso di essi, i cuori. Ma senza usare i microscopi, quando proprio non servono.

Mi scuserai, Signore, se la prossima domenica,
dicendo le parole dell’«embolismo», dopo il Padre nostro,
sarò un po’ distratto, e dopo aver detto
«Liberaci, Signore, da tutti i mali»,
penserò: «Liberaci dalla tentazione,
questa sì, una vera tentazione,
di credere di avere tutta la verità».
A portata di parole al microscopio.

PS. Come non bastassero già quelle politiche, nuove e antiche scomuniche sono in arrivo fra gli italiani. Non da parte di papi cattolici, ma di esperti più esperti di altri, credenti e non, che puntano il dito accademico ad accusare anche il Papa Francesco di sbagliare clamorosamente volendo cambiare la “sesta” domanda del Padre nostro. Intanto, papa Francesco c’entra veramente poco, nel senso che era il 2000 quando nel Consiglio Permanente della Cei si votò la prima volta per cambiare le parole “non ci indurre in tentazione”, tenendo conto che il verbo “indurre” ormai aveva assunto il significato di “costringere”, estraneo al termine latino da cui proveniva. Ma si potrebbe risalire al 1988, quando fu deciso di rivedere la traduzione del 1971 della Bibbia, già ripubblicata nel 1974 con correzioni. La nuova traduzione fu poi approvata nel 2002 (202 favorevoli, uno contrario), e approvata dalla Santa Sede nel 2007, con la firma di Benedetto XVI. Non proprio un iter affrettato o superficiale, da parte di progressisti da scomunica.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

E se state nominando il vostro Dio come «Padre» in tutto il contesto della preghiera, come potete pensarlo in qualche modo “contro”? (da IL NASO DI CLEOPATRA E IL PADRE NOSTRO – Editoriale di Antonio Pinna)

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