Salmo 165 CONFINI


Editoriale del 1 dicembre 2018

 

I confini. Nessuno si stanca di parlarne. Non finiscono i discorsi, e nemmeno le tragedie. Ai confini geografici, si è aggiunto il confine tra discorsi e slogan, un muro questo davvero invalicabile, anche perché nessuno sembra volerlo attraversare: per capire le ragioni o le emozioni o le illusioni dell’altro.

Variante, forse, dell’eterna tentazione umana e disumana di dividere il mondo sempre in due, credendo ciascuno di essere dall’unica parte giusta. Sembrerebbe che solo un astronauta dallo spazio possa contemplare il nostro pianeta vedendolo come una piccola “unità” in uno spazio “universale”. Ma anche l’astronauta è consapevole che quella visione, almeno provvisoriamente unitaria e “sconfinata”, gli è possibile solo per aver attraversato egli stesso, in qualche modo, un altro confine: quello della “forza di gravità”. Del resto, siamo nati così: uscendo da un confine materno per affrontare con un pianto confuso un mondo diverso, ma l’unico dove era possibile continuare a vivere. I confini esistono, ma qualsiasi confine ha senso se lo si può attraversare.

Forse è qualcosa di simile che volevi dire, Signore,

quando un giorno hai detto «Io sono la porta»? (Gv 10,7.9)

 

La porta: un luogo di passaggio tra due spazi opposti.

Dentro e fuori: due spazi privi di senso, senza una porta a unirli.

Grazie, Signore, per poter passare e ripassare, e restar vivi.

Come le tue pecore:

diverse da quelle che entravano nel tempio

solo per non ripassare,

vittime sacrificali del “confine di origine”,

quello inventato tra cielo e terra.

 

Antonio Pinna

Salmista ad Aristan

 

Ai confini geografici, si è aggiunto il confine tra discorsi e slogan, un muro questo davvero invalicabile, anche perché nessuno sembra volerlo attraversare: per capire le ragioni o le emozioni o le illusioni dell’altro (da Salmo 165 CONFINI – Editoriale di Antonio Pinna)

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