SALMO 172 SHABBAT SHALOM


 «Shabbat shalom» è il saluto del Sabato. Questi “salmi” arrivano di sabato. Secondo la tradizione ebraica, il riposo totale, già in sé celebrazione, riguardava in modo identico uomini e donne, genitori e figli, padroni e servi, esseri umani e animali domestici. Sviluppando il pensiero di un filosofo ebreo recentemente scomparso (Benjamin Gross), tutto ciò non si chiamerebbe forse, in linguaggio di oggi, abolizione di ogni autoritarismo (tra genitori e figli), di ogni divisione in classi (tra padroni e servi), comunione di mondo umano e mondo naturale o cosmico (tra uomini e animali), insubordinazione verso le leggi dell’economia (lavori sei e mangi sette: da dove viene il surplus?), superamento dell’alienazione causata dalla necessità del lavoro quotidiano (un giorno di non lavoro per dar senso agli altri sei)?

I cristiani, con la domenica, ci hanno aggiunto la “memoria” di un Figlio d’uomo al quale il Dio suo Padre ridà la parola, da vivo, dopo che i poteri religiosi e civili pensavano di averlo zittito per sempre, condannandolo innocente.

Lungo la storia, i cristiani sembra si siano lasciati rubare ogni idea rivoluzionaria di questo giorno di creazione e di nuova creazione, e oggi ognuno che parli di “domenica ecologica” è salutato come nuovo messia di una religione finalmente “salutare”. E nessuno pensa che si stia inventando l’acqua calda.

«Il sabato è stato fatto per l’uomo,

e non l’uomo per il sabato»,

hai detto, Signore, a difesa dei tuoi,

quando, attraversando un campo assolato in Galilea,

affamati, coglievano spighe in giorno di sabato.

 

Ancora in cerca di qualche spiga,

affamati di oggi aspettano discepoli a difenderli

da religioni e stati, adoratori indistinti

di principi non negoziabili.

 

Antonio Pinna

Salmista ad Aristan

 

«Shabbat shalom» è il saluto del Sabato. Questi “salmi” arrivano di sabato (da SALMO 172 SHABBAT SHALOM, editoriale di Antonio Pinna)

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