SALMO 173 AVEVI DIMENTICATO IL MARE, SIGNORE


Editoriale del 26 gennaio 2018

«Durante un’autopsia, Cristina Cattaneo, medico legale, trova una pagella piegata con cura, cucita nella povera tasca di un quattordicenne proveniente dal Mali, affogato durante il passaggio nel Mediterraneo: la speranza del suo viaggio verso l’Europa. La pacchia, non è mai cominciata.»

Non sapremo mai cosa diceva la mamma a quel suo figlio mentre gli cuciva nella giacca quella pagella, angelo custode senz’ali. Sicuramente, pensava che la cultura, che è sapere le cose, saper ragionare, sapere che il sapere (e quindi tutto?) si moltiplica condividendolo, fosse importante là dove sperava arrivare. Si sbagliava. Era importante solo per loro. Qui, mondo e chiesa, le pagelle sono altre. E i voti non sono quelli delle pagelle.

E sento, Signore, quel tuo filo di voce

alle donne che ai lati della strada
ti vedevano figlio andare alla fine:

«Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me,

ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.
Ecco, verranno giorni nei quali si dirà:

“Beate le sterili, i grembi che non hanno generato

e i seni che non hanno allattato”.

Allora cominceranno a dire ai monti:“Cadete su di noi!”,
e alle colline: Copriteci!”.

Perché, se si tratta così il legno verde,

che avverrà del legno secco?».

Avevi dimenticato il mare, Signore:

«Meglio morire, che tornare in Libia».

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

«Meglio morire, che tornare in Libia» (da SALMO 173 AVEVI DIMENTICATO IL MARE, SIGNORE – Editoriale di Antonio Pinna)

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