SALMO 177 PAROLE RUBATE


Editoriale del 23 febbraio 2019

Almeno un salmo biblico appare pronunciato da una donna, nonostante il travestimento delle traduzioni maschili. È il salmo 131(130), uno dei salmi conclusivi “di pellegrinaggio”, che riporto in una traduzione letterale dall’ebraico:

«Signore, non si innalza il mio cuore 
e non si sollevano i miei occhi
e non cammino dietro a cose 
più grandi di me e meravigliose.
Certo no!

Resta calma e in silenzio l’anima mia,
come un bambino, appena allattato, su sua madre,
come questo bambino, appena allattato, su di me,
è l’anima mia».

Non manchiamo di ragioni filologiche per tradurre “appena allattato” e smettere di tradurre “svezzato”. Restituiamo, tuttavia, la parola alle donne, e abbiamo conferma che ad essere “tranquillo e in silenzio” è il bambino appena allattato, non il bambino svezzato, che in genere è invece “nervoso”. Se poi restituiamo completamente alla donna la parola rubata, e l’ascoltiamo almeno per quello che gli esegeti maschi non hanno mai sperimentato, impareremo pure che l’«abbandono» fisico, anche fino a sonnolenza, che la mamma prova dopo l’allattamento, porta a totalità questa “osmosi” di corpo e anima tra madre e figlio, come è presente nel salmo, dove la madre nutre il suo bambino e se ne sente per ciò stesso nutrita. E tutto questo di fronte al suo Dio, appena nominato all’inizio, verso la cui casa, il tempio, ha camminato in pellegrinaggio.

Sarà causa furto, Signore,

che certa gerarchia maschile sta così poco

“calma e in silenzio”?

 

Antonio Pinna

Salmista ad Aristan

 

ad essere “tranquillo e in silenzio” è il bambino appena allattato, non il bambino svezzato, che in genere è invece “nervoso” (da SALMO 177 PAROLE RUBATE – Editoriale di Antonio Pinna)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA