SALMO 186 (NON) È


Editoriale del 27 aprile 2019

«Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso»:
fosse stato l’insegnamento di un maestro o maestra di novizie, avrei fatto un salto di gioia, e invece ne faccio due perché è semplicemente un post di successo sui social media. Lo riporta un periodico che dedica ben 15 pagine a voler dimostrare che gli “odiatori da tastiera” stanno dimostrando la loro fragilità rispetto a una specie di rivincita della gentilezza.
Confesso di aver pensato che magari ero io a essermi imbattuto in ogni genere di eccezione a questo ritorno alla normalità dei “buoni sentimenti”. Devo riconoscere, però, che, fatta ancora eccezione per gli odi religiosi di minoranza (capita che le quindici pagine, pensate per altra scadenza redazionale, escono nella settimana dopo la strage di Pasqua nello Sri Lanka), fa piacere almeno intravedere il retroterra positivo di post come quelli citati:
«Sii gentile: per essere sgarbato devi essere o ricco o indispensabile»;
«Sii gentile: è il male minore»;
«Sii gentile: costringi l’aggressore a vergognarsi».
Non manca un aforisma d’autore: «Ogni persona che incontri sta combattendo una sua battaglia. Sii gentile, sempre» (Ian McLaren), tradotto sui social con un suggerimento minimalista ma pratico:
«Ogni persona che incontri sta combattendo una sua battaglia. Fa’ finta di telefonare, prima che te la racconti».

A prendersi troppo sul serio, si arriva dove, Signore?
Forse i tuoi discepoli dimenticano
che Abramo, loro padre nella fede,
chiamò il figlio della promessa con il nome di Isacco,
«Colui che sorride».
Quel sorriso veniva dal dubbio fondato di Sara:
«avvizzita come sono, dovrei provare il piacere,
mentre il mio uomo è vecchio?».
Ma a lei che tentava di negare: «Non ho riso»,
il Signore rispose: «Sì, hai proprio riso».
(Gen 18)

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

A prendersi troppo sul serio, si arriva dove, Signore? (da SALMO 186 (NON) È – Editoriale di Antonio Pinna)

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