SALMO 190 GIOCHI E GUERRE


Editoriale del 25 maggio 2019

1. «Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso»: detto dal Segretario di Stato Parolin, è stato forse il commento più autorevole, e insieme distaccato, a immagini e parole non citate, ma intese da tutti, e che qui non merita ripetere. Qualche altro commentatore, anche lui autorevole, ha parlato di «giochi politici», ma ricordando che «la fede non è un gioco».

2. Tanto vero che non è un gioco, che un tempo era davvero guerra. Una casa editrice che più “cattolica” non si può (la Libreria Editrice Vaticana), qualche tempo fa ha pubblicato un libro tutto dedicato a «La canonizzazione dei santi combattenti nella storia della Chiesa» (2012), e narra di uomini, compreso qualche papa, e pure qualche donna, che usavano la spada, o guidavano altri che non avevano paura del sangue, non solo contro “nemici” della fede (in genere turchi), ma anche contro “fratelli” altrettanto cristiani. A leggere i loro discorsi prima delle battaglie, sembrano proprio «invocare Dio per se stessi», “santamente” convinti che il pericolo sarebbe stato solo per gli altri.

Che stanchezza, Signore,
a sentire tanta gente
a sapere di Dio.

«Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole»
(Qohèlet 1,9).

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

narra di uomini, compreso qualche papa, e pure qualche donna, che usavano la spada, o guidavano altri che non avevano paura del sangue, non solo contro “nemici” della fede (in genere turchi), ma anche contro “fratelli” altrettanto cristiani. (da SALMO 190 GIOCHI E GUERRE – Editoriale di Antonio Pinna)

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