SALMO 191 INFINITI SILENZI


Editoriale del 1 giugno 2019

«Priva di rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza rapporto con la parola, il silenzio diviene mutismo» (R. Guardini, Virtù).

Il silenzio non è di moda. Nel duecentesimo della poesia «L’infinito» di Leopardi, grande eco hanno avuto le manifestazioni di piazza organizzate in varie città, cominciando dalla Piazzuola del Sabato del Villaggio a Recanati, dove duemila studenti hanno letto i versi davanti alla casa del poeta. Accompagnava le manifestazioni il concorso nazionale «Il mio Infinito» – ma nel titolo dell’edizione definitiva, «L’infinito», Leopardi aveva introdotto il minuscolo –, e lo scopo era quello di stimolare gli studenti a riflettere ed esprimersi circa la propria visione di “infinito”. L’obiettivo sarà stato certo raggiunto, più per le attività scolastiche e le silenziose e contemplanti letture individuali degli studenti che per i “tanti” discorsi e le “tante” dichiarazioni e declamazioni pubbliche che hanno accompagnato la circostanza («… il ‘tanto’, essendo indefinito, fa maggiore effetto che non farebbe ‘molto’…»: Leopardi, Zibaldone). E questo a partire dalle parole stesse del ministro dell’istruzione, secondo cui «Rendere omaggio a Leopardi e al suo idillio più famoso significa rendere omaggio all’Italia, alla nostra civiltà, alla nostra cultura e tradizione». In queste parole del ministro, il restringimento nazionale dell’orizzonte cancella gli «interminati spazi» dell’idillio, con i suoi «sovrumani silenzi» e la sua «profondissima quiete», e ovviamente il poeta è lasciato solo a naufragare, anche se «dolce», nella «immensità» (o “infinità”, come diceva una prima stesura) di un mare, che in realtà nemmeno gli stava di fronte, ma che egli raggiunge, capace di vedere la «tanta parte» oltre ciò «che il guardo esclude», fino all’invisibile ma contemplato «ultimo orizzonte».

Forse, Signore, i poeti sono come i profeti?
Traditi, con parole, a ripetere,
invece che ascoltati, in silenzio, a creare.

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

e ovviamente il poeta è lasciato solo a naufragare (da SALMO 191 INFINITI SILENZI – Editoriale di Antonio Pinna)

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