SALMO 193


VERITÀ E METODO, MASCHIO E FEMMINA: COSA C’ENTRANO I TERRAPIATTISTI?

Il recente documento vaticano dal titolo «Maschio e femmina li creò», ha come sottotitolo «Per una via di dialogo sulla questione gender nell’educazione». Il Cardinale Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, nell’intervista di presentazione, ha evidenziato che non si tratta di un documento dottrinale, ma «metodologico», in prospettiva educativa. Il metodo scelto è quello del dialogo, e le affermazioni che riguardano il dialogo sono forse la parte positiva del documento: «dobbiamo essere capaci di dialogare, di rinnovarci e di valorizzare ciò che di buono è emerso dalle ricerche sul gender», afferma il Card. Versaldi.
Restando sul metodo, ci potremo chiedere se queste capacità di rinnovamento appaiono nel documento. Non sono interessato qui a rispondere sì o no, oppure quando sì e quando no. Chi leggerà avrà la sua risposta.
Mi interessa qui solo una questione di metodo. Ascolto due scienziati dialogare su “La Lettura” di domenica 9 giugno: «Io sono uno scienziato – dice Jim Al-Khalili –, non sono una persona religiosa… Noi scienziati siamo pronti a cambiare la nostra opinione davanti a una nuova evidenza. Ma di questi tempi intorno a noi vediamo… [q]uelli che dicono: “La mia opinione è più importante dei tuoi fatti”. Oggi la scienza ha il dovere di mostrare che ciò che facciamo non è solo mitologia, non è un’opinione o un’ideologia. Il metodo scientifico dev’essere compreso esattamente per come funziona». E Guido Tonelli annota: «Aggiungo che dovremmo farlo con passione e senza arroganza… Questa attitudine aiuterebbe a rendere popolare la scienza, mentre l’attitudine opposta, che noi siamo in qualche modo padroni della verità, “adesso vi spieghiamo come funziona il mondo”, è controproducente. Dobbiamo anche essere consapevoli dei limiti della scienza… lo scienziato non è il leader dello scibile. Ci sono aree del sapere in cui dovremmo esserlo – e la gente dovrebbe ascoltare ciò che diciamo – e altre in cui bisogna che siamo umili, e che accettiamo di confrontare la nostra visione con altre visioni, allo stesso livello».
È un punto che mi sembra fondamentale: gli uomini di religione devono imparare dagli uomini di scienza la capacità di cambiare di fronte a «evidenze nuove». Alcuni invece, e in genere si dicono più credenti degli altri, scambiano la “verità” per ciò che credono “immutabile”, e credono immutabile ciò che è “passato”, ma che essi chiamano “eterno” solo perché hanno paura a viverne senza.
Tutti i documenti ecclesiastici (questo compreso), soprattutto quando parlano di sessualità, fanno ricorso alla cosiddetta “natura”, che essi preferiscono chiamare, significativamente, “legge naturale”. Ma così facendo rischiano di ignorare ciò che la scienza sempre di più comprende come “mondo naturale”, come “fatti” del mondo naturale. Ma un uomo di religione sarà subito portato a distinguere tra fatti buoni e fatti cattivi, o, come diceva il Cardinale succitato: «valorizzare ciò che di buono è emerso dalle ricerche sul gender». Ma i fatti sono fatti, e, purtroppo o per fortuna, possono essere scoperti “fatti” diversamente.

I credenti, Signore, ti dicono Creatore di tutte le cose,
visibili e invisibili.
Ma alcune cose no, non vogliono vederle.
Alcune cose, invece, vogliono continuare a vederle,
anche scomparse.
They are fighting in their heads,
diceva una canzone,
ancora pur senza voce cantata,
a confondere sacro e zombie.

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

gli uomini di religione devono imparare dagli uomini di scienza la capacità di cambiare di fronte a «evidenze nuove». Alcuni invece, e in genere si dicono più credenti degli altri, scambiano la “verità” per ciò che credono “immutabile”, e credono immutabile ciò che è “passato”, ma che essi chiamano “eterno” solo perché hanno paura a viverne senza (da SALMO 193 – VERITÀ E METODO, MASCHIO E FEMMINA: COSA C’ENTRANO I TERRAPIATTISTI? Editoriale di Antonio Pinna)

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