Salmo 200 L'ALLUCINAZIONE DEI PERFETTI


Editoriale del 3 agosto 2019

Il “mito” del racconto biblico della costola si svolge in due tempi, come una partita di calcio, 
ma il Dio creatore perde il primo tempo. Come mai?
«Non è cosa buona» che l’adamo sia solo», così gli vuole fare un aiuto «alla pari»», 
e «plasma» tutto il resto del creato dalla stessa materia di origine dell’adamo,
e consegna tutto all’adamo perché lui stesso metta nome alle cose, 
come il Creatore stesso faceva nell’inno iniziale della Genesi.
A ben guardare, il creatore ha pensato l’adamo in modo del tutto simile a quello che egli stesso era:
uno che ha tutto, ha tutto gratis, e come il creatore, mette nome alle cose:
un dio in terra, perfetto come il suo Creatore. Non funziona. 
Ma almeno, adesso anche l’adamo, prima non intervistato, 
sembra cercare pure lui un aiuto che non trova.

La tattica seguita nel secondo tempo è strutturalmente opposta
(sto facendo una lettura mitica e strutturale-semiotica):
di fronte all’origine dalla terra (mondo dell’uguaglianza), 
un’origine da una sua costola (uguaglianza più “messa a servizio”); 
di fronte al “tutto” del primo tempo, ora c’è un solo essere 
(mondo dell’avere vs mondo dell’essere),
di fronte al “tutto gratis”, ora invece c’è un “prezzo” 
(mondo dell’accumulo vs mondo del dono), 
di fronte a un nome “imposto”, ora anche il nome è “tolto da”:
«la si chiamerà ‘ishâ perché da ‘ish è stata tolta».
Con il risultato che nel testo ebraico il termine “uomo” (‘ish)
appare solo dopo che è apparso il termine “donna” (‘ishâ):
chi può ancora dire che si tratta del racconto della creazione della donna, 
e non della della “rivelazione” (un’apocalisse!) dell’uomo e della donna
nel loro poter essere insieme in un mondo di solitudini?

Una volta che il testo ha individuato il funzionamento figurato nel “perdere costola”,
subito lo reduplica, passando esplicitamente dal mito alla storia: 
«Per questo l’uomo abbandona padre e madre, e si incolla alla sua donna,
e i due sono una carna sola»: 
perdere padre e madre è come perdere costola.
Ma chi nel racconto è il personaggio che ha perso per primo? 
Con una certa sorpresa, è il Creatore, che accetta di perdere il primo tempo.

Se dunque sentiamo dire che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza,
non è la somiglianza del Dio perfetto e padrone del mondo (i perfettini restano soli…), 
ma la somiglianza con il Dio che accetta di camminare nell’imperfezione della storia umana.
Unico modo per vivere “insieme”,
non “a misura propria”, ma “a misura dell’altro”.

Un figlio di Dio e Figlio dell’uomo, 
da Nazaret a Gerusalemme,
in fondo non ha fatto che vivere questa pagina.

Da dove viene dunque, Signore, l’allucinazione dei “perfetti”?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

Se dunque sentiamo dire che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza,
non è la somiglianza del Dio perfetto e padrone del mondo (i perfettini restano soli…), 
ma la somiglianza con il Dio che accetta di camminare nell’imperfezione della storia umana. (da Salmo 200 L’ALLUCINAZIONE DEI PERFETTI – Editoriale di Antonio Pinna)

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