SALMO 203 VIOLENTO CHI?


Ieri una insegnante di religione mi ha detto: «Anche i bambini delle elementari mi hanno contestato: Ma che dio violento è questo che castiga gli uomini con il diluvio? Da chi l’hanno imparato? Cosa potevo rispondere… ».
Hanno, purtroppo, imparato dai credenti. È impressionante come non sappiamo più leggere i racconti. Quello del “diluvio universale” comincia dicendo: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo». La violenza degli uomini sembra una sorpresa anche per il Signore, che decide di ripartire da zero, ma salvando Noè, che era «uomo giusto e integro».
La cosa stranissima è che, una volta fatto il diluvio, il Signore dice che non lo farà più, per un motivo del tutto identico a quello iniziale per cui lo ha scatenato: « Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza». Come a dire: il Signore accetta di convivere con la realtà complessa di bene e male, sempre mischiati. Se accettare il limite è, per i psicologi, segno di diventare adulto, ebbene, qui il dio biblico diventa adulto pure lui. Aver parlato di un diluvio “una tantum” è sufficiente per dire che c’è differenza tra violenti e giusti, ma poi basta diluvi.
In realtà, dunque, il racconto del “diluvio universale”, come racconto di cosmogonia, aveva non l’intento di parlarci del passato, ma quello di interrogarci sul presente, dove diluvi e fuochi distruttori vengono da responsabilità che interessano più i pubblici ministeri e meno i teologi. Aveva, in altre parole, l’intento assolutamente opposto a quello di mostrarci un dio violento con i violenti. Voleva continuare a far capire la lezione “originale” per cui l’uomo si assomiglia a Dio non perché mangia dell’albero della vita e vive sempre, ma perché ha mangiato dell’albero della «conoscenza del bene e del male» e come lui conosce la complessa e contraddittoria realtà umana, con cui bisogna misericordiosamente, ma “giustamente”, convivere. E come il suo Dio, il credente sa che i problemi non si risolvono facendo un diluvio al giorno.

In fondo, Signore, è comodo prendersela con un dio violento:
solo così riusciamo a dimenticare che la violenza,
e soprattutto la tentazione alla violenza, è nostra.

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

In fondo, Signore, è comodo prendersela con un dio violento: / solo così riusciamo a dimenticare che la violenza, / e soprattutto la tentazione alla violenza, è nostra. (da SALMO 203 VIOLENTO CHI? – Editoriale di Antonio Pinna)

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