SALMO 204 LA LEGGE DELLA CIPOLLA


Editoriale del 31 agosto 2019

Se il dna è così perfetto, perché la cipolla ha un dna quadruplo rispetto a quello dell’essere umano? In altre parole: perché ha un sacco di “cose” che non usa o non gli servono?
«La scienza mi ha insegnato a cambiare spesso idea — dice Telmo Pievani, filosofo della scienza ed evoluzionista. — Siamo il risultato di una serie di imperfezioni che hanno avuto successo» (ultimo suo libro: «Imperfezione. Una storia naturale»).
E del cervello, che da profani riteniamo un organo miracoloso nella sua perfezione, Rita Levi Montalcini (di cui un testo è titolato «Elogio dell’imperfezione») diceva: «Il cervello è l’organo più disarmonico che l’evoluzione abbia mai prodotto». Anche il cervello, dunque, è un compromesso dell’evoluzione. La natura, in altre parole, non è perfetta e non tende alla perfezione, ma al compromesso vivibile.
Già Galileo Galilei nel «Dialogo sui massimi sistemi» (1632) diceva (e non è importante sapere se Fabrizio de Andrè lo citava o lo diceva di suo in «Via del campo»): Sull’oro, sul platino e sui diamanti, non cresce niente, è su questa terra impura, corruttibile, imperfetta che invece succedono cose.
L’imperfezione, dunque, almeno come antidoto contro un pericolo della perfezione: il pericolo di creare delle gerarchie tra chi si crede più perfetto e chi è creduto tanto imperfetto da dover essere in qualche modo scartato (o nei campi di concentramento o in mare o in qualsiasi altro ghetto, fisico o mentale, reinventato).

E mentre mi chiedo, Signore, se avevamo bisogno di ricordare
che anche i cervelli possono assomigliarsi alle cipolle,
ricordo l’ironia dell’evangelista Matteo, ebreo dall’assoluto monoteismo,
che ti faceva terminare il primo discorso dicendo:
«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro».
In altre parole: «Mettetevi tranquilli, sappiate che “perfetti” come Dio non lo sarete mai.
A meno che di tradurre quella frase come fa l’altro evangelista, Luca,
un non ebreo, questa volta, cioè uno inizialmente “non eletto”,
che senza ironia rivede e corregge quella frase,
chiarendone il senso ai primi e agli ultimi arrivati:
«Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro».

Unica perfezione, la misericordia:
a “convivere” con l’imperfezione.

Antonio Pinna
Salmista ad Aristan

non è importante sapere se Fabrizio de Andrè lo citava o lo diceva di suo in «Via del campo» (da SALMO 204 LA LEGGE DELLA CIPOLLA)

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