Salmo 211 PER LEI E PER TUTTE


Editoriale del 19 ottobre 2019

Un’amica lettrice di questi “salmi” mi ha chiesto: «Hevrin Khalaf… scrivi un salmo. Per lei e per tutte le donne lapidate. Che orrore insopportabile.»

Così, mi ricordi, amica, salmista anche tu, la risposta degli esuli in Babilonia a chi chiedeva i canti di Sion: «Come cantare i canti del Signore in terra straniera?». Perché, che cosa è dire «orrore insopportabile», se non sentirsi lapidata con le lapidate, annegata con le annegate. abbracciata in fondo al mare a quella figlia ancora stretta fra le braccia inutili? E insieme provare orrore per il salmo di parole che non ci sembrano nostre, ma che a forza ci violentano l’anima, salendoci dentro a gridare che la lingua ci si attacchi al palato se iniziamo un canto diverso da quello antico e terribile:

 

«Figlia di Babilonia devastatrice,

beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

Beato chi afferrerà i tuoi piccoli

e li sfracellerà contro la pietra.» (Salmo 137).

 

Non erano queste, anzi al contrario,

le parole di Hevrin Khalaf da viva:

per questo, Signore, capirai il senso vero

di ogni parola violentata,

che come il sangue di Abele

grida a te dalla terra che ne ha bevuto

il sangue dalla mano di fratelli.

 

 Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

 

Hevrin Khalaf… scrivi un salmo (da Salmo 211 PER LEI E PER TUTTE – Editoriale di Antonio Pinna)

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