SALMO 213 FERITE IN ORO


Editoriale del 2 novembre 2019

Come rassegnarsi a buttar via la teiera ereditata dalla vostra bisnonna, e che vi è scivolata dalle mani proprio mentre con emozione la mostravate e ne spiegavate i disegni alla vostra pronipote? Fu proprio di fronte a una simile non rassegnazione che nacque la tecnica e l’arte kintsugi: la tazza da te preferita dell’ottavo shogun dello shogunato di Ashikaga girava mal riparata in Cina, quando giunse a un gruppo di artigiani giapponesi, i quali, sorpresi dalla tenacia del proprietario, provarono a trasformarla in un gioiello, riempiendo le crepe con resina adesiva e oro. Da allora, cocci infranti risorgono in opere d’arte, ognuna con la memoria della storia dei frammenti ricomposti, una bellezza nuova da incantare.

 

Cicatrici mi restano, Signore,

di storie finite, di perdoni non ricevuti.

Ma pensando ai segni non scomparsi dei tuoi chiodi,

a quello squarcio sul petto ancora aperto

ad accogliere le dita dubitanti di Tommaso,

ammiro la bellezza di chi crea più che dal nulla,

e trasforma in memoria, a Eucaristia,

segni di fallimento e di non più inutile dolore.

 

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

 

cocci infranti risorgono in opere d’arte, ognuna con la memoria della storia dei frammenti ricomposti, una bellezza nuova da incantare (da SALMO 213 FERITE IN ORO – Editoriale di Antonio Pinna)

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