SALMO 237 RISUS PASCHALIS


Editoriale del 18 aprile 2020

È dal 1990 che non riaprivo un libro, allora appena pubblicato, sul «Risus Paschalis», e che in questi giorni appare citato on line con diversi propositi. Il libro tratta di una «usanza sconcertante» (è il primo sottotitolo del primo capitolo): nei secoli del cosiddetto buio medioevo, durante le messe di Pasqua, i preti accompagnavano l’annuncio della risurrezione con espedienti di ogni tipo per far ridere la gente in chiesa. Si trattava soprattutto di parole e gesti, in cui prevaleva la “componente oscena”, che in questo caso vuol dire sessuale (con rappresentazioni mimate, superfluo dire di cosa). Erasmo da Rotterdam aveva definito questa usanza «la più vergognosa che esista». Ma veniva giustificata e approvata per mantenere un contatto con il popolo …

Il card. Ratzinger, quando ancora non era papa, ne cerca di salvare il salvabile quando, con il suo stile asettico, scrive: «Un tempo il risus paschalis, il riso pasquale, era parte integrante della liturgia barocca. L’omelia pasquale doveva contenere una storia che suscitava il riso, di modo che la Chiesa riecheggiasse di risate. Questa può essere una forma un po’ superficiale ed esteriore di gioia cristiana. Ma non è in realtà qualcosa di molto bello e giusto il fatto che il riso era diventato un simbolo liturgico?» [Joseph Ratzinger, Guardare al Crocifisso, Jaca Book, Milano 1992, p. 106].

Scomparsa per fortuna quella esperienza oscena (l’ultima “rappresentazione” sembra avvenuta nelle Puglie nel 1917!), non sembra tuttavia che, secondo le parole dell’allora card. Ratzinger, il riso sia ridiventato nella chiesa “simbolo liturgico”. Il riso no, ma il ridicolo sì.

Basta aver visto preti e vescovi di recenti apparizioni a tutti i costi. “Apparizioni pasquali” o “prepasquali”: le chiamano “liturgie in streaming”. I più bravi dicono “liturgie senza popolo”. Proprio “senza”. Senza accorgersi della contraddizione in termini. Peggio del ridicolo. Perché il retrogusto del ridicolo è la tristezza.

 

E mi ricordo di quella sera ad Emmaus, Signore.

Tu ci avevi affiancato nel ritorno deluso,

non eri informato sulla cronaca,

ma sapevi tutto della storia,

ascoltavamo e capivamo,

leggevi le Scritture e ce le scrivevi nel cuore.

Al tramonto, eri rimasto a cena.

Solo nello spezzare il pane,

da ospite e padrone di casa,

ti avevamo riconosciuto, finalmente.

Ma subito sei sparito dalla nostra vista.

 

Che cosa non abbiamo ancora capito, Signore,

della tua scomparsa, a Emmaus,

di quella “tua” eucaristia?

 

Antonio Pinna

Salmista ad Aristan

 

Basta aver visto preti e vescovi di recenti apparizioni a tutti i costi. “Apparizioni pasquali” o “prepasquali”: le chiamano “liturgie in streaming”. I più bravi dicono “liturgie senza popolo”. Proprio “senza”. Senza accorgersi della contraddizione in termini. Peggio del ridicolo. Perché il retrogusto del ridicolo è la tristezza (da SALMO 237 RISUS PASCHALIS – Editoriale di Antonio Pinna)

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