Salmo 253 BEIRUT: LE MACERIE E I GIOVANI


Editoriale del 8 agosto 2020

Nel 1980-81, a Gerusalemme, ho avuto testimonianze dirette sul Libano come una sorta di “paradiso terrestre”: tutto era possibile in un paese modello di convivenza tra le diverse comunità religiose cristiane (maronita, greco-cattolica, greco-ortodossa), musulmane (sunnita, sciita), e quella drusa. Oggi, le macerie dopo la duplice esplosione al porto di Beirut sono l’immagine dello stato in cui il Libano già versava senza le esplosioni. Come si è arrivati a tanto degrado, al fallimento di uno stato materialmente e anche, almeno in parte, spiritualmente felice?

Non è qui il luogo di rispondere. Ma ricordo che nel 1993, quando lo scrittore libanese, Amin Maalouf, nato proprio a Beirut, vinse il premio Goncourt, disse: «Forse rischio di passare per un profeta nel deserto ma bisogna continuare ad aver fede nell’uomo». Bene, ieri gli è stato chiesto di nuovo: «Riesce ad avere fede  anche in queste ore?».

Ecco la sua risposta: «Non è il mondo nel quale avevo sperato, non è la società che la mia generazione aveva immaginato. Eravamo convinti che con un po’ di saggezza, razionalità e umanità saremmo riusciti a vivere in pace gli uni con gli altri, a dispetto di ogni differenza. Non è andata così, e questo mi rattrista molto. Eppure, sono sicuro che da qualche parte Beirut e il Libano troveranno la forza per rialzarsi. I giovani non hanno scelta. I giovani lo fanno sempre» (Corriere, 6 agosto, p. 11).

 

Fede nell’uomo, dunque, come fede nei giovani

che sanno ripartire dalle macerie.

 

Se penso alle cause, qualsiasi causa, di queste ultime macerie,

mi domando come anche solo immaginare

un Dio che ami questa umanità fallimentare.

Se penso alla gente, qualsiasi gente, vittima di queste macerie,

mi rispondo che non lo abbiamo immaginato noi

un “Figlio dell’uomo”, vittima anche lui,

che proprio nel non rispondere a violenza con violenza

si è rivelato a noi come “Figlio di Dio”.

E tutto è finito e cominciato con una pietra rimossa,

da una tomba, a generare risorti.

 

Antonio Pinna

Salmista ad Aristan

 

Oggi, le macerie dopo la duplice esplosione al porto di Beirut sono l’immagine dello stato in cui il Libano già versava senza le esplosioni. (da Salmo 253 BEIRUT: LE MACERIE E I GIOVANI – Editoriale di Antonio Pinna)

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