Salmo 258 IMMUNITÀ DI GREGGE VS INTELLIGENZA DI SCIAME


Editoriale del 12 settembre 2020

Tutti pensiamo che i robot vengano costruiti per imitare i comportamenti umani. In realtà, c’è tutto un ramo della robotica che prende a modello l’«intelligenza» di certi animali e perfino delle piante. Forse perché, per andare dritti e determinati allo scopo, animali e piante danno affidamento più dei tentennamenti e delle devianze degli umani.
Intanto, una stranezza: perché si è parlato (meno male quasi solo parlato, eccetto che, forse, in qualche nazione) di “immunità di gregge”? Forse si è a conoscenza di simili “tecniche di salvezza” da parte di qualche razza di pecore? Preferendo restare nel campo degli umani, qualche studioso proponeva che era meglio parlare di “immunità di comunità”. Anche se, nel caso dell’attuale pandemia, non si capisce di quale comunità si parli, se si decide su 10 milioni di persone di lasciarne morire 200 mila (2%). E lasciarle morire è espressione letterale, perché, tenendo conto che il 10% dei malati ha bisogno di terapia intensiva e respirazione assistita, nessun attuale sistema sanitario sarebbe in grado di far fronte alla emergenza di 100 mila pazienti su un milione di persone. Insomma, in modo grossolano, l’immunità di gregge nelle attuali circostanze si potrebbe tradurre come «crepi chi mi sta a fianco, purché viva io». Crepi il più debole, diceva uno dei recenti manifestanti a Roma, facendosi scudo di Darwin, conosciuto a quanto pare solo di nome.
Gli animali sembrano invece ragionare secondo ciò che i biologi chiamano il comportamento emergente dell’intelligenza di sciame, cioè quelle strategie collettive che gli animali adottano per risolvere problemi impossibili da affrontare in modo isolato. Tra qualche settimana, ad esempio, nei nostri cieli autunnali vedremo di nuovo enormi stormi di uccelli formare ipnotiche geometrie variabili con il loro avvicinarsi e allontanarsi in volo, senza mai urtarsi. «Questi enormi stormi non seguono gli ordini di un capo: ogni individuo ha la stessa importanza e ricopre lo stesso ruolo nel gruppo, ma ciascun elemento dello stormo prende a riferimento l’uccello a lui più vicino, cercando di assumere la stessa direzione e riuscendo incredibilmente a evitare la collisione. Il motivo? I singoli uccelli si sentono in questo modo più protetti da eventuali predatori, che rimangono disorientati dai movimenti del gruppo. Lo stesso avviene nei banchi di pesci, dove il singolo si nasconde tra gli altri diminuendo la probabilità di essere mangiato dai grossi predatori. Altrettanto noti sono gli studi sugli sciami di api e le colonie di formiche» (da Barbara Mazzolai, La natura geniale, p.103. Longanesi, edizione del Kindle febbraio 2019). 
Non è in qualche modo il contrario di «crepi chi mi sta fianco, purché viva io»? L’intelligenza di sciame degli animali non è forse più intelligente dell’immunità di gregge degli umani? Con tante scuse per le pecore e un pensiero incredulo alle disumanità ignoranti messe in piazza e nei social media.
 
Del resto, qualcosa di simile ricordo di un antico sapiente:
Meglio essere in due che uno solo, 
perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. 
Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. 
Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. 
Inoltre, se si dorme in due, si sta caldi; 
ma uno solo come fa a riscaldarsi? 
Se uno è aggredito, in due possono resistere: 
una corda a tre capi non si rompe tanto presto.
(Qohelet 4,9-12).
 
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Gli animali sembrano ragionare secondo ciò che i biologi chiamano il comportamento emergente dell’intelligenza di sciame, cioè quelle strategie collettive che gli animali adottano per risolvere problemi impossibili da affrontare in modo isolato.”
Da Salmo 258 IMMUNITÀ DI GREGGE VS INTELLIGENZA DI SCIAME – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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