Salmo 262 GENTILEZZA, ALTRO NOME DI …


Editoriale del 10 ottobre 2020

Che un’enciclica papale parlasse di gentilezza come forma di cultura, erano in pochi a poterselo aspettare. Ecco il testo: « Dal momento che presuppone stima e rispetto, quando si fa cultura in una società. [la gentilezza] trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee. Facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti».
In modo significativo, la lettera «Tutti fratelli» di Papa Francesco, diversamente dal solito, non ha nel titolo nessuna indicazione di destinatari. È destinata quindi a chi accetta di riceverla. Per quanto possa sembrare paradossale, sono proprio alcuni “cattolici” (che vorrebbe dire “universali”) a far di tutto per non riceverla. Un sito supercattolico è riuscito a mettere in contrasto “radicale” (sic!) Papa Francesco contro Giovanni Paolo II, fondando l’argomento sulla famosa fase della sua prima omelia: «Aprite le porte a Cristo», e dice: «La pace, la fraternità è possibile – dice san Giovanni Paolo II – se i confini degli Stati si aprono alla potestà di Cristo, non agli immigrati».
Come sia possibile far dire questo a Giovanni Paolo II (anche volendo ignorare che egli è citato almeno dodici volte da papa Francesco, e – guarda un po’ – esattamente a proposito del destino universale dei beni della terra, al n. 120), e come sia possibile in base a questo sofisma, dire che Giovanni Paolo II è “cattolico” mentre papa Francesco no, mette a dura prova la disponibilità di ogni ragionatore onesto a essere “gentile” con questo genere di supercattolici.
Per aiutare questi ragionatori onesti a essere gentili anche con chi non lo è, ricorriamo però a un altro testo della stessa enciclica “non cattolica”: «La ricerca di una falsa tolleranza deve cedere il passo al realismo dialogante, di chi crede di dover essere fedele ai propri principi, riconoscendo tuttavia che anche l’altro ha il diritto di provare ad essere fedele ai suoi. È il vero riconoscimento dell’altro, che solo l’amore rende possibile e che significa mettersi al posto dell’altro per scoprire che cosa c’è di autentico, o almeno di comprensibile, tra le sue motivazioni e i suoi interessi».
Conclusione: ha visto bene chi ha detto che questa enciclica mina alla base ogni fondamentalismo. E se il vero riconoscimento dell’altro è reso possibile solo dall’amore, allora vuol dire che questo tipo di superloquaci supercattolici più che la cultura della gentilezza, o la “cultura” semplicemente, stanno sviluppando la cultura dell’odio. Un tempo, chi era gentile con i superfondamentalisti arrivavano a chiamarsi “martiri”.
Sono diventate inutili, Signore, le parole del tuo antico saggio?
«Una bocca amabile moltiplica gli amici,
un linguaggio gentile attira i saluti». (Siracide, 6,5).
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

«Una bocca amabile moltiplica gli amici,
un linguaggio gentile attira i saluti». (Siracide, 6,5).
Da Salmo 262 GENTILEZZA, ALTRO NOME DI … – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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