SALMO 269 TABÙ E IGNORANZA


Editorialedel 28 novembre 2020

Con la morte di Maradona, è stato detto, è caduto un ultimo tabù, «il divieto di dileggiare il defunto, quanto meno a cadavere caldo» (Gramellini, Corriere 27/11). Invece che porre l’accento sugli aspetti specifici che hanno reso famoso il personaggio, c’è chi ha preferito ancora una volta ricordare un gol di mano invece che i mille regolari e spettacolari, «per tacere delle migliaia di commenti che, pur celebrando l’artista, hanno voluto prendere le distanze dall’uomo». 
Non solo, aggiungo: c’è anche chi, giocando da cartellino rosso sulla polisemia dell’espressione «fede calcistica», ha colto l’occasione per ancora una volta mettere in dubbio la fede di un altro argentino, che, divenuto papa, ma non dimentico del suo amor di patria, ha voluto essere vicino al dolore della famiglia con una sua lettera personale e il regalo di un rosario. Non dimentico nemmeno, l’argentino papa, di tutte le volte che, a un suo fischio, l’argentino calciatore era corso a dare il suo contributo di piedi e di cuore in una squadra dove più che i gol segnati contavano i sogni umani di liberazione perseguiti.
Forse per la prima volta, infatti, molti sono venuti a sapere di una iniziativa di papa Francesco, di cui la grande stampa non aveva mai parlato, e di cui anche io sono venuto a conoscenza grazie alla tesi di una mia studente, il cui titolo, « Ospitalità e relazione trasformante», è già di per sé significativo. Ebbene, l’argentino non ancora papa, ma vescovo a Buenos Aires, aveva fondato una «Escuela de vicinos» con cui invitava gli studenti provenienti da ogni istituto, pubblico o privato, a confrontarsi su tematiche riguardanti la città, la nazione e il mondo. Con l’andare del tempo, queste scuole si sono diffuse e si sono trasformate in «Scholas Occurrentes», o «Scuole per dialogo», diffuse oggi in quindici Paesi, compresa l’Italia. L’idea, volta a favorire la comunicazione e la collaborazione tra scuole e territorio, è scaturita dall’esigenza di trovare, nell’incontro e nell’inclusione, una nuova strategia volta al salvataggio di una generazione seriamente compromessa dalla povertà, dal disagio sociale, dal pregiudizio, dalla disabilità fisica e mentale.
Secondo le parole dello stesso argentino papa, lo scopo di queste scuole era ed è quello di «generare una educazione di senso, una chiamata agli studenti a intraprendere un percorso di educatori che contribuiranno alla crescita di una cultura che armonizza il linguaggio della testa, del cuore e delle mani».
Ed evidentemente, anche l’intelligenza dei piedi, se l’argentino calciatore ha più volte passato palla all’argentino papa per altri gol di sogni condivisi. Alla faccia di quanti, senza segnare e senza sognare, si contentano di soddisfarsi dei loro ragionamenti, fatti, letteralmente, «con i piedi».
L’intelligenza dei piedi non ti era ignota, Signore.
Era negli anni a.c, avanti calcio,
l’intelligenza del vasaio, e, 
come quella degli altri mestieri,
non era sempre apprezzata:
«Così il vasaio seduto al suo lavoro
gira con i piedi la ruota,
è sempre in ansia per il suo lavoro;
tutti i suoi gesti sono calcolati.
Con il braccio imprime una forma all’argilla,
mentre con i piedi ne piega la resistenza;
è preoccupato per una verniciatura perfetta,
sta sveglio per pulire il fornello.
Tutti costoro hanno fiducia nelle proprie mani;
ognuno è esperto nel proprio mestiere.
Senza di loro sarebbe impossibile costruire una città;
gli uomini non potrebbero né abitarvi né circolare.
 Ma essi non sono ricercati nel consiglio del popolo,
nell’assemblea non hanno un posto speciale…» (Sir 38,29-33)-

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Tutti costoro hanno fiducia nelle proprie mani;
ognuno è esperto nel proprio mestiere.
Senza di loro sarebbe impossibile costruire una città;
gli uomini non potrebbero né abitarvi né circolare.”
Da SALMO 269 TABÙ E IGNORANZA – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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