Salmo 275 LIBERACI DAL BENE


Editoriale del 9 gennaio 2021

Non propongo una modifica supplementare del Padre nostro. Mi basta pensarla, questi giorni, quando penso che Trump non sarebbe stato presidente senza i “value voters” di cristiani di ogni denominazione, cattolici romani compresi, spalleggiati da qualche supercattolica mosca cocchiera italiana, per niente “romana” a dir il vero: tutti questi sono, infatti, superconvinti delle loro superbuone intenzioni.
Non mi metto a discutere le loro letture fondamentaliste della bibbia, con cui proclamano giunta ancora una volta la “battaglia finale” tra il bene e il male, in cui, ovvio, esso sono il superbene. Non mi metto nemmeno a sperare che questi superbuoni cambino idea: hanno votato quasi tutti allo stesso modo dopo quattro anni di immaginarie “verifiche”, e l’ultima drammatica e violenta verifica dell’assalto alla “cattedrale” della democrazia americana non sembra destinata a far cambiare idea a molti.
E del resto, mi sembra di non essere il primo scettico sulla conversione dei superbuoni, visto che già un nazareno, pagando di persona, disse che nel suo regno le prostitute prendono il posto dei perfetti (Matteo 21,31). Allora, la conclusione logica non sarebbe che “liberaci dal bene” è altrettanto inutile che “liberaci dal male”? Sul piano della “grande storia” sono tentato di pensare che sia proprio così. A meno che … A meno che arrivare, almeno un momento, a capire che quel medesimo nazareno, vivendo la sua “piccola storia”, per la “vittoria finale del bene contro il male”, come dicono, non ha inaugurato nessuna “guerra santa”, jihad o crociata pari sono, a vincere violenza con violenza; e l’unico filo spinato che ha accettato non fu a costruire muri di divisione, ma a incoronarlo “re di verità”, su una croce procuratagli, che coincidenze, dall’alleanza fra politica e religione. “Piccola storia”, ma almeno per chi crede, storia “infinita” di una Parola eterna fatta provvisoria, a rivelare di quale verità è re e regina in un regno non di questo mondo, ma che solo per questo mondo ha voluto anche essere “Voce” a dire il senso di ogni sorriso o lacrima.
Ma posso almeno per qualcuno, o almeno per me,
sperare, Signore, in un resto di onestà intellettuale,
per capire almeno dopo, a cose fatte, ma non irreparabili,
che dai frutti si riconosce l’albero?
Perché «un albero buono non può produrre frutti cattivi,
né un albero cattivo produrre frutti buoni» (Matteo 7,18).
Facile per gli alberi, meno facile per i falsi profeti.
A meno che essere gentili e pazienti giardinieri
nel tuo regno.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Quel medesimo nazareno, vivendo la sua “piccola storia”, per la “vittoria finale del bene contro il male”, come dicono, non ha inaugurato nessuna “guerra santa”, jihad o crociata pari sono, a vincere violenza con violenza.”
Da Salmo 275 LIBERACI DAL BENE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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