Salmo 277 SE POESIA, ALLORA…


Editoriale del 23 gennaio 2021

Per l’Inauguration Day, una giovane poetessa è stata scelta a celebrare l’evento con una sua poesia. In questi giorni, papa Francesco ha scritto una prefazione a una raccolta di poesie di un giovane poeta. Se il primo gesto appare ormai tradizione, il secondo del papa non solo è inconsueto, ma può rivelare ciò che di profetico ed eversivo si nasconde in un rito ormai dato per scontato. Forse, nemmeno chi prende per eterna ogni “parola di papa” si sarebbe meravigliato a leggere una prefazione papale a un poeta ormai divenuto parte della cultura universale, per esempio a una nuova edizione della Divina Commedia nel prossimo centenario dantesco (anche se non gli sarebbero mancate le accuse dei soliti, visto che in quell’opera qualche papa è ben sistemato all’inferno). Invece Papa Francesco scrive per un giovane ancora sconosciuto, “non sceglie il noto e il consolidato, ma l’acerbo che cresce”.
Così dice nella sua prefazione: «… la prima forma di tenerezza è l’ascolto. Non ci sarebbe poesia se non ci fosse qualcuno disposto ad ascoltarla. Se il nostro tempo è povero di poesia non è perché è venuta meno la bellezza, ma perché facciamo fatica a metterci ad ascoltare. È l’ascolto gratuito di chi sa far spazio dentro di sé a cose diverse, nuove, apparentemente contraddittorie, ma che con il tempo appaiono invece profonde e più vere delle altre. La poesia è un esercizio gratuito di ascolto. La poesia è una tenerezza in doppia direzione: per chi la scrive e per chi l’ascolta. Auguro a … di poter diventare attraverso queste pagine uno strumento di bellezza e tenerezza, e incoraggiare i più giovani a tirare fuori i talenti che il Signore ha seminato dentro di essi, e che a volte non trovano il coraggio di manifestare per paura del giudizio o del fallimento. Franciscus».

Invece che con il consueto testo biblico,
termino allora con una mia traduzione di alcuni versi
della poesia della giovane poetessa dell’Inauguration Day,
anche perché essa stessa include la citazione di un profeta biblico:
«Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico
e più nessuno li spaventerà» (Michea 4,4)

Quando arriva il giorno ci chiediamo:
dove possiamo trovare luce in questo buio infinito?

Eppure, l’alba è nostra
prima di averla conosciuta
in qualche modo la facciamo.

Lasciate che il globo, se non altro, dica che questo è vero:
Che anche se eravamo addolorati, siamo cresciuti
Che anche se ci facevamo male, speravamo
Che anche quando ci siamo stancati, abbiamo provato
Che saremo sempre legati insieme, vittoriosi
Non perché non conosceremo mai più la sconfitta
ma perché non semineremo più divisione.
La Scrittura ci dice di immaginare
che ognuno si siederà sotto la propria vite e sotto il fico
e nessuno li renderà paurosi.

Quindi, mentre una volta ci siamo chiesti
Come avremmo potuto prevalere sulla catastrofe?
ora affermiamo
Come potrebbe la catastrofe prevalere su di noi?

La nuova alba fiorisce mentre la liberiamo
perché c’è sempre luce
se solo siamo abbastanza coraggiosi per vederla
se solo siamo abbastanza coraggiosi per esserla.

[Da «The Hill we climb – La collina che scaliamo», di Amanda Gorman]

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Non ci sarebbe poesia se non ci fosse qualcuno disposto ad ascoltarla. Se il nostro tempo è povero di poesia non è perché è venuta meno la bellezza, ma perché facciamo fatica a metterci ad ascoltare.”
Da Salmo 277 SE POESIA, ALLORA… – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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