Salmo 278 CON TATTO VISIVO


Editoriale del 30 gennaio 2021

Dal 14 febbraio, i cattolici italiani hanno il permesso di fare a messa ciò che fanno già fuori messa del tutto tranquillamente e senza permessi: salutarsi senza strofinare i gomiti e guardandosi semplicemente negli occhi, ma aggiungendo, se vogliono, un inchino. Si “comanda” così in tutte le chiese quello che in alcune già si era iniziato a fare per naturalezza spontanea, sostituendo il “segno di pace” della stretta di mano proibita in tempo di pandemia.
Nella chiesa cattolica, si sa, tutto ha una sua giustificazione “teologica”, ma forse i vescovi non mi scuseranno proprio se riconosco che almeno per un attimo mi è tornato in mente quel “re” del piccolo pianeta del “Piccolo Principe” di Saint-Ex, che spostava ogni minuto il suo trono per provare il ripetuto piacere di comandare al sole di tramontare giusto nel momento in cui già tramontava di suo.
A dir il vero mi è tornato anche in mente un “vicerettore” gesuita che nell’allora studentato teologico regionale sardo, una sera di carnevale, agli studenti a quanto pare poco entusiasti dell’organizzazione, gridava perentorio il comando: “divertitevi”.
Prendere «contatto visivo», dicono i vescovi, può essere un modo “sobrio ed efficace” per recuperare un gesto rituale. Domanda: uno sguardo può diventare “sobrio” perché reso rituale? Che il contatto visivo possa essere più “importante” (aggettivo onnicomprensivo) di una stretta di mano, lo aveva già dimostrato quel giornalista che, vestito da mendicante, aveva sperimentato cosa voleva dire ricevere le offerte dei passanti senza che nessuno lo guardasse negli occhi.
Per adesso, io sono disposto ad accontentarmi che almeno per un attimo gli occhi dei “presenti” si stacchino dal prete che per ufficio è posto al centro dell’attenzione, per farsi “presenti” almeno per un attimo gli uni agli altri, sapendo di essere tutti guardati da quello unico Sguardo, che quando guardò con occhi umani, fu certamente meno sobrio e più efficace del nostro.

E forse non mi perdonerà qualcuno, Signore,
se ricordo che la storia umana
cominciò la sua salita verso di te,
quando gli occhi umani si aprirono
a conoscere il bene e il male di essere nudi,
il bene di ogni male e il male di ogni bene,
e così proprio in questo, tu avevi detto,
rassomigliarti. (Genesi 3,22)
Che peccato, Signore,
che talvolta si parli solo di peccato,
dimenticando di aprire, come te,
gli occhi.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Gli occhi dei ‘presenti’ si stacchino dal prete che per ufficio è posto al centro dell’attenzione, per farsi ‘presenti’ almeno per un attimo gli uni agli altri.”
Da Salmo 278 CON TATTO VISIVO – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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