Salmo 279 ETEROGENEITÀ CREATIVE IN CAMPO DI SCIENZA E OMOLOGAZIONI STERILIZZANTI


Editoriale del 6 febbraio 2021

«Possiamo fidarci della scienza?», si chiede nel titolo del suo ultimo libro Naomi Oreskes, storica della scienza a Harvard. «Apprendere è una cosa buona e tutti sappiamo che quando impariamo, sin da bambini, a volte sbagliamo, correggiamo e aggiorniamo ciò che pensavamo prima» (cf. La lettura, 31 gen 2021, p. 10).
Spostando la prospettiva dal personale al sociale, la scienza è un processo simile di apprendimento, continuo e trasformativo: un risultato viene confrontato con altri risultati, verificato, corretto, fino ad arrivare a un consenso comune. Questo punto di consenso, pur restando acquisito, diventa a sua volta nuovo punto di partenza per nuovi confronti, nuove correzioni e nuove acquisizioni. Il valore della scienza, secondo la studiosa americana, sta dunque non tanto nella sua utilità né in pretese certezze, quanto nel “metodo” che permette di raggiungere un consenso. «La storia della scienza insegna l’umiltà».
Nessun rischio di relativismo, però. Solo la consapevolezza che niente è più “evolutivo” delle verità scientifiche. A condizione, anche, di superare ogni “feticismo metodologico”. È ormai acquisito che l’evoluzione verso nuove scoperte è tanto più efficace quanto maggiore è la diversità dei punti di vista da cui si osservano i fenomeni. «E il modo migliore per farlo è avere una varietà di persone che lavorano insieme: donne, minoranze, gente di provenienza, cultura, esperienze di vita ed estrazione socio-economica differenti. Il fatto che gruppi eterogenei al loro interno siano più creativi è stato appurato nel mondo economico, ma vale anche nella scienza» (p. 11).
L’unico mondo in cui non sembra valere questa constatazione di “eterogeneità” al suo interno è un certo ambiente ecclesiastico cattolico, in cui gli unici ad avere la parola che conta, anche su realtà ad essi personalmente sconosciute, sono sempre maschi non sposati, a tutti i diversi livelli di rango, a partire da un ultimo e locale diacono “transeunte” (destinato cioè a progressiva e omogenea carriera clericale), arrivato, secondo sue pubbliche socialparole, a essere “finalmente patentato” (sic!): strano modo di parlare della propria “ordinazione”, che rischia di farlo apparire del tutto immedesimato nel ruolo di quegli “autisti” ai quali era comandato di non parlare, perché “solo da soli “ sarebbero rimasti concentrati sul loro mestiere.
In modo convergente a una simile “eterogeneità” creativa, papa Giovanni Paolo II, ora santo poco santificato in questo da chi lo voleva “santo subito” e certo non poteva accusarlo di relativismo, presentando un documento sulla “Interpretazione della Bibbia nella Chiesa”, scriveva che affinché la sua azione fosse più profonda, era necessaria «una inculturazione secondo il genio specifico di ogni popolo». Poi, nel medesimo documento, si aggiungeva: «Un motivo di soddisfazione è fornito nel nostro tempo dal numero crescente di donne esegete, che offrono spesso, nell’interpretazione della Scrittura, nuovi e penetranti punti di vista e mettono in luce aspetti che erano stati dimenticati».
Oltre agli “stemmi” di ascendenza nobiliare, vescovi e cardinali, ancora a immagine di re e regine e principi e principesse, si sono creati un sito internet in cui illustrare il proprio albero genealogico, risalendo “di generazione in generazione” fra i nomi che li hanno consacrati o “generati” al rango. Forse sarebbe il caso di ripassare come la consanguineità fra le case reali ha aumentato nella storia il rischio di anomalie congenite.

Eppure, ci fu chi confrontò, Signore, “a due a due”, tutte le tue cose,
e da scienziato umanista ante litteram si considerò umile raccoglitore,
rivolgendosi alla fine ai capi e ai dirigenti di assemblea:

«Considera perciò tutte le opere dell’Altissimo:
a due a due, una di fronte all’altra.
Anch’io, venuto per ultimo, mi sono tenuto desto,
come uno che racimola dietro i vendemmiatori:
con la benedizione del Signore sono giunto per primo,
come un vendemmiatore ho riempito il tino.
Badate che non ho faticato solo per me,
ma per tutti quelli che ricercano l’istruzione.
Ascoltatemi, o grandi del popolo,
e voi che dirigete le assemblee, fate attenzione». (Siracide 33,15-19)

Racimolatore dietro i vendemmiatori…
Alzi la mano il capo di assemblea che si ricorda di aver mai ascoltato
queste umili e scientifiche parole di fede…

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“La scienza è un processo simile di apprendimento, continuo e trasformativo: un risultato viene confrontato con altri risultati, verificato, corretto, fino ad arrivare a un consenso comune.”
Da Salmo 279 ETEROGENEITÀ CREATIVE IN CAMPO DI SCIENZA E OMOLOGAZIONI STERILIZZANTI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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