Salmo 283 CAPPUCCETTO ROSSO E TZIU PEPPINEDDU


Editoriale del 6 marzo 2021

Scrivo prima che Papa Francesco parta per l’Iraq. Lo vedremo alla Ziqqurat detta di Abramo, luogo da cui, secondo la tradizione, il patriarca sarebbe partito; lo vedremo alla casa anch’essa detta di Abramo, luogo in cui, secondo la tradizione, il patriarca avrebbe abitato. Non mancherà, ma già non è mancato, qualcuno a ricordare che quella Ziqqurat e quella casa non hanno mai avuto niente a che vedere con Abramo, e nemmeno mancherà chi da tempo ripete che un Abramo così e così non è mai esistito se non appunto nella “tradizione” dei credenti, che, poi, non sarebbe nemmeno tanto “verosimile”.
Vedremo, o abbiamo visto, però il papa benedire una statua della Madonna alla quale i soldati dell’Isis avevano tagliato testa e braccia; lo vedremo, o lo abbiamo, visto salutare e ascoltare qualche rappresentante di quei pochi cristiani sopravvissuti alle atrocità dell’Isis, alle chiese ridotte a fortini di guerra o a prigioni o tribunali di morte; sopravvissuti alle case private bruciate, ai beni confiscati. Lo abbiamo visto stringere mani di uomini e donne fuggiti e ritornati a ricostruire e ripopolare villaggi devastati, perché, dice uno di loro, «noi non ci domandiamo se l’Isis tornerà o non tornerà: per noi l’importante è ‘stare’ nel villaggio». E tutto questo, per quanto “inverosimile”, è tuttavia “vero”.
Ora, mettiamo pure da parte che non rare volte i racconti biblici hanno mostrato di contenere più memoria storica di quello che sembrava ai ricercatori della “oggettività fattuale”, talvolta a dir il vero molto fantasiosi; accettiamo pure, con beneficio d’inventario, che Abramo sia “solo” un personaggio “letterario”. Credo, tuttavia, che anche da un punto di vista “storico” sia legittimo chiedersi se risulti più “storico” tziu Peppineddu, di cui forse io sono uno dei pochi a ricordare le solenni, e anche inverosimili, scorpacciate di uova sode, o il racconto e il personaggio di Cappuccetto rosso, al cui ascolto è cresciuta la prudenza e la saggezza di tante lettrici, ma anche lettori, incontestabilmente questa volta “oggettivi e fattuali”, ben consapevoli che lupi parlanti a quattro gambe non ne sono mai esistiti in nessun passato, ma che quelli a due gambe non cessano di usare parole seducenti nella storia di ogni presente.

Non so se sia vero che il lupo perda il pelo,
non so nemmeno, Signore, se sia vero
che San Francesco con i lupi ci parlasse.
So solo che Antonio da Padova
parlava a uccelli e pesci
a dire di esser stanco di non essere ascoltato
dai lupi a due piedi che non hanno perso il vizio
di parlare di miracoli a evitare di capire.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Lupi parlanti a quattro gambe non ne sono mai esistiti in nessun passato, ma che quelli a due gambe non cessano di usare parole seducenti nella storia di ogni presente.”
Da Salmo 283 CAPPUCCETTO ROSSO E TZIU PEPPINEDDU – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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