Salmo 285 DAMMI LA GRAZIA, SIGNORE, DI NON CREDERE


Editoriale del 20 marzo 2021

Ieri mi è capitato di nuovo, e non è una confessione pubblica. È che un fedele islamico, almeno in teoria, è tenuto a imparare il Corano a memoria nella sua lingua originale,anche se non ci capisce niente di arabo. Per contro, un fedele cattolico non sospetta nemmeno che ci sia un testo originale con cui fare i conti. È cresciuto e cresce sentendo frasi del tipo: Dio dice, Dio vuole… Dio non vuole … . Nessun sospetto che da qualche parte qualche filtro sia stato rimosso.
Ieri appunto: una persona era tutta presa dal mito del “bambino”, diventato modello per accogliere il vangelo. Perché, mi citava, c’è scritto: «Chi non accoglie il regno di Dio come [lo accoglie] un bambino, non entrerà in esso» (cf. Marco 10,15). E immagino quanti discorsi sentiti a illustrare le supposte qualità dei bambini che gli adulti devono imitare. Tuttavia, quelle due paroline “lo accoglie”, che rendono il bambino soggetto del verbo accogliere, non ci sono nel testo, sono state aggiunte dai traduttori della nuova versione che ora si legge in chiesa (e approvata dunque dai vescovi che in gran parte, credo, non se ne siano nemmeno accorti, o che, in ogni caso, non hanno chiesto che ci fosse una segnalazione dell’aggiunta, come professionalmente richiesto nei protocolli di traduzione). Nel contesto, invece, è chiaro che il bambino è oggetto e non soggetto di accoglienza: egli è “ultimo” nella società ambiente, e mentre i discepoli li scacciavano, Gesù al contrario li accoglie, appunto come “ultimi”.
Conclusione: la nuova traduzione cosiddetta “ufficiale” (ma sarebbe meglio dire “liturgica” e basta: visti gli incidenti, è forse possibile parlare di una traduzione “ufficiale”?) è sicuramente sbagliata nel contesto. Ha prevalso il filtro di chi vuole sempre farci la morale dei buoni sentimenti e immaginare nel bambino qualità virtuose da imitare. Così il credente cattolico senza filtri continua a pensare beatamente a se stesso.

Ma perché, Signore, il tuo vangelo per gli ultimi,
diventa sempre morale per quelli che voglion essere primi?
Dammi la grazia, Signore, di non credere
in un dio venduto senza filtri.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“È chiaro che il bambino è oggetto e non soggetto di accoglienza: egli è «ultimo» nella società ambiente, e mentre i discepoli li scacciavano, Gesù al contrario li accoglie, appunto come «ultimi».”
Da Salmo 285 DAMMI LA GRAZIA, SIGNORE, DI NON CREDERE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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