Salmo 287 LAVORATORI A GIORNATA


Editoriale del 3 aprile 2021

Immaginate per un attimo di leggere la sceneggiatura di un film. Il protagonista è riuscito a fuggire da un tentativo di linciaggio per lapidazione, di cui in questo momento non ci chiediamo i motivi. È fuggito addirittura all’estero, mettendosi al sicuro oltre il fiume del confine. Qui, dopo qualche giorno, riceve la notizia che un suo carissimo amico è malato terminale. Glielo hanno fatto sapere le due sorelle, anch’esse sue carissime amiche: di una sente ancora e sempre le carezze e il profumo del giorno in cui lei gli lavò i piedi stanchi di strada con unguenti preziosi e glieli asciugò con i suoi capelli. Sentita la notizia, si chiede perché glielo hanno fatto sapere, pur conoscendo il motivo della sua fuga oltre il confine, e capisce che per il suo amico e per l’amica del profumo si tratta di vita o di morte. Ma, ancora paralizzato dalla fuga, non fa che pensare a loro. Un dolore da morirne. Da morirne, appunto. Questione di vita e di morte anche per lui. E allora, sentendo ai suoi piedi ancora la forza d’amore di quel profumo, dice ai suoi compagni di fuga:

– « Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero:
– «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Finita la risposta.

E resto a ripensare alla cosa più semplice: che la “giornata” umana è fatta di giorno e di notte, di passi che alla luce avanzano di vita e al buio inciampano di morte. E solo se vivi giorno e notte, luce e buio, vivi tutto: non sei, ma dodici. La resurrezione è questione di matematica? Forse, ma soprattutto di piedi che si mettono in cammino, anche la notte, perché profumano di amore.

Siamo, come te, lavoratori “a giornata”, Signore.
Per questo non ci sentiamo precari.

PS. Adesso andate a rivedere la scena della risurrezione di Lazzaro nel film «L’ultima tentazione di Cristo», e chiedetevi perché quella “tagliola” del braccio di Lazzaro tira dentro Gesù nella sua tomba, prima di uscirne tutti e due. Una pagina di film e di teologia.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Chiedetevi perché quella «tagliola» del braccio di Lazzaro tira dentro Gesù nella sua tomba, prima di uscirne tutti e due. Una pagina di film e di teologia.”
Da Salmo 287 LAVORATORI A GIORNATA – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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