Salmo 288 … QUELLA STAZIONE DOVE TUTTI SCENDONO


Editoriale del 10 aprile 2021

Nel decennio passato vendeva milioni di copie e altrettanta consolazione un libro di cui lo stesso autore qualche tempo fa dichiarò, chedendone scusa, di avere inventato tutto. Stranamente, di quella “autodichiarazione” sembra scomparsa ogni traccia e credo che il libro trovi ancora acquirenti o ignari dell’autotodichiarazione scomparsa o non convinti dalle numerose accuse di falso accumulate dall’autore in questione. Titolo del libro in italiano «Milioni di farfalle», sottotitolo «Il paradiso esiste. Ci sono stato». Su internet, come nel mondo, si sa, si trova di tutto, e trovate ovviamente anche chi usa questa «Proof of Heaven: A Neurosurgeon’s Journey into the Afterlife» (titolo originale del libro: Prova del Paradiso: viaggio di un neurochirurgo nell’altra vita») come prova provata che la morte non esiste, che si tratta solo di una felice trasformazione, di entrare cioè in una vita leggera senza la pesantezza del corpo (da qui le farfalle del titolo): insomma, una specie di cambio di carrozzeria con motore potenziato. Con il consueto corredo complottistico di accuse alle religioni e alle dittature di sfruttare la paura della morte a vantaggio dei soliti pochi furbi e a svantaggio della solita maggioranza fatta sempre di creduloni e di imbecilli, contenti loro di essere finalmente gli intelligenti, sempre pochi, che si sono accorti del trucco.
Pensavo a questa bufala conclamata (senza voler estendere oltre la discussione ad altri “ritorni”), nel giorno del Sabato santo appena trascorso, che nella tradizione dei cattolici è il giorno del “nulla”: niente celebrazioni, niente ornamenti agli altari, niente croci, niente candelabri, niente volti sulle statue velate, niente canti: silenzio e basta. Ancora peggio quest’anno, causa pandemia.
E mi sembrava di dare un senso, infine, a quella strana frase del Credo cosiddetto “romano”, in cui i credenti dicono che Gesù Cristo «discese agli ìnferi». Al di là di tutti i rimandi accademici, la discesa agli ìnferi, nel Credo, segue il momento della morte e della sepoltura e precede quello della risurrezione. È proprio il momento che rende la morte, dopo la morte, più vera; in cui, soli di fronte a una bara o al “monumento”, non sappiamo più niente dello “scomparso”, in cui l’abbandono è «talmente profondo da non permettere a nessun “tu” di giungervi», il momento del nulla.
Credere che, dopo la morte, Gesù “discese agli ìnferi” è dunque credere nel “tutto è compiuto” dell’Incarnazione, credere in una Parola che si fa fragile carne fino a diventare nulla nel silenzio. Ma siccome viene prima del “terzo giorno a risorgere”, è anche l’incarnazione di chi ha amato “fino alla fine”, di chi «ha varcato la soglia della nostra ultima solitudine, calandosi con la sua passione in questo abisso del nostro estremo abbandono. Là dove nessuna voce è più in grado di raggiungerci, egli è tuttora presente».

Strana “stazione” di coincidenze, Signore:
il terminale in cui, nessuno escluso, tutti scendono,
è anche la stazione in cui tutti possono risalire,
per cambio di biglietto e del capotreno,
il primogenito dei morti (Ap 1,5),
il principio, il primogenito di coloro che risuscitano (Col 1,18).

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Là dove nessuna voce è più in grado di raggiungerci, egli è tuttora presente.”
Da Salmo 288 … QUELLA STAZIONE DOVE TUTTI SCENDONO – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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