Salmo 307 REPETITA (NON) IUVANT


Editoriale del 21 agosto 2021

Tutti oggi a dire che la libertà e la democrazia non si esportano con le armi. Tutti ovviamente sicuri di avere ragione, tutti sicuri di avere la vera democrazia. Ne erano sicuri i francesi dopo i nove anni persi nella guerra d’Indocina, ne erano sicuri gli americani dopo i quindici anni della “guerra rapida” del Vietnam. Quanto tempo passerà prima di dimenticarlo di nuovo? Ma forse oggi non c’è nemmeno bisogno di aspettare, perché sembra dimenticato nel momento stesso in cui lo si dice senza fare niente altro.
Ora, una cosa ”curiosa”. Il racconto biblico dell’Esodo sulla liberazione degli ebrei dall’impero egiziano, è diventato paradigmatico lungo la storia per numerose altri cammini di liberazione. Ebbene, quando Dio invia Mosè a liberare il popolo, Mosè oppone tre obiezioni che terminano con un no: poiché Dio non gli dice “niente in più” di sé (non lo fa nemmeno monsignore!), “niente in più” di Dio stesso (nemmeno un nome nuovo, perché con il nome di “Dio dei padri” smemorato da quattrocento anni non è più presentabile), “niente in più” degli altri (nemmeno che gli crederanno subito). Anche se Dio si vanta di aver creato tutto, compresa la bocca di Mosè per annunciare la libertà, Mosè perde la pazienza e gli dice in faccia che a quei patti mandi un altro. Ma perde la pazienza anche Dio, e gli dice che gli sta venendo incontro dall’Egitto il fratello Aronne, e Dio ora cambia dal singolare al plurale: «Tu gli parlerai e metterai sulla sua bocca le parole da dire e io sarò con te e con lui mentre parlate e vi insegnerò quello che dovrete fare». Solo a questo punto, dopo il discorso di Dio al plurale, Mosè parte. E quando il racconto sarà bloccato per la mancata intesa tra Mosè e il popolo, tutto viene sbloccato dall’inserimento della genealogia di Mosè e di Aronne nominati alla pari fra le altre tribù: una specie di test del DNA per dire che se si è fratelli, la libertà si conquisterà insieme.

Già, il DNA, Signore.
C’è un sacco di gente che crede di averlo di un’altra specie,
e si inventa titoli per appartenere alla “gente del di più”.
Colonialisti provvisori, in democrazia e in fede,
ma non fratelli, l’unico titolo a prova di dna.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Forse oggi non c’è nemmeno bisogno di aspettare, perché sembra dimenticato nel momento stesso in cui lo si dice senza fare niente altro.”
Da Salmo 307 REPETITA (NON) IUVANT – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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