Salmo 313 SPETTACOLI DI GRADO E DEGRADAZIONE


Editoriale del 2 ottobre 2021

Non ci sarà bisogno di fare nomi, anche perché alcuni è meglio non sillabarli. Vediamo però da una parte alcuni che hanno fatto quello che finora solo in parte si è venuto a sapere, ma che è già sufficiente per capire, e tutti dicono che non hanno fatto niente contro la legge. D’altra parte vediamo anche un sindaco che ha fatto per il suo piccolo paese in via di estinzione ciò che tutti sapevano e vedevano e che aveva per di più destato ammirazione e approvazione da parte di organismi internazionali, e lo vediamo condannato da un tribunale per aver fatto tutto contro la legge. Semplificando: nel primo caso, “usare” degli immigrati per proprio “uso e consumo” è da parte di qualcuno degno di solidarietà, mentre nel secondo caso “promuovere” locali e immigrati senza alcun dimostrato interesse personale è degno di condanna, esemplare almeno per chi fosse di nuovo tentato di rimettere la “coscienza di umanità” al primo posto.
In uno stato democratico si dice che il potere giudiziario è indipendente dal potere politico. Ma il fatto che lo stesso stato democratico prevede la possibilità di tre “gradi” di giudizio, la dice abbastanza lunga sui dubbi che gli stessi costituenti dovevano avere anche sulla reale possibilità di questa indipendenza. Il solo sospetto che, a parte gli errori umani nelle procedure processuali, i giudici possano di “buon grado” interpretare la legge prima dicendo nero ciò che era bianco e poi ridicendo bianco ciò che avevano detto nero, segnala che la sfiducia nella giustizia è l’ultimo e più basso “grado” della fiducia che un cittadino può avere nei confronti dello stato.
Già settecento anni prima della nostra era, il profeta Amos, un contadino raccoglitore di sicomori, lavoratore precario che aveva perso la pazienza di fronte ai guasti dei potenti internazionali e nazionali, vedeva la “degradazione” della giustizia come un vicolo cieco che rendeva ogni cambiamento impossibile:
« Essi trasformano il diritto in assenzio
e gettano a terra la giustizia.»
Che speranza resta se nemmeno la giustizia funziona?

Il testo del profeta contadino, che guarda i cieli prima della politica,
prosegue con una strofa la cui posizione è sembrata e sembra strana
agli studiosi che guardano politica e letteratura dimenticando i cieli:

«Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione,
cambia il buio in chiarore del mattino
e il giorno nell’oscurità della notte,
colui che chiama a raccolta le acque del mare
e le riversa sulla terra,
Signore è il suo nome.»

È vero, Signore del creato,
non ci resta a sperare che la testardaggine delle aurore.
Ma se anche uno tsunami che cambia la terra in mare
diventa motivo a sperare cambiamenti,
Signore, a che grado siamo?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Già settecento anni prima della nostra era, il profeta Amos, un contadino raccoglitore di sicomori, lavoratore precario che aveva perso la pazienza di fronte ai guasti dei potenti internazionali e nazionali, vedeva la ‘degradazione’ della giustizia come un vicolo cieco che rendeva ogni cambiamento impossibile.”
Da Salmo 313 SPETTACOLI DI GRADO E DEGRADAZIONE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA