Salmo 314 PHACCICÚLIA POLITICA


Editoriale del 9 ottobre 2021

Se andaste dal fioraio a chiedere una pianta di “Phaccicúlia politica”, la risposta più educata che vi potrà dare, e solo se è il vostro fioraio di fiducia, è che avete sbagliato negozio. Ma per togliere, o, se volete, per rafforzare ogni altra possibile risposta che faccia allusione al presente, dico subito che il nome di questa pianta si trova in un libro del 1888, titolo «Nonsense Botany», insieme ad altri simili, come “Multigéntia piedinária”, “Pettinária vulgáris” e Nerobláttea fognális. Sono solo alcuni nomi di una “scienza parallela” alla botanica ufficiale, la quale di contraccolpo diventa in certo modo “parallela” pure essa, invitata, come ogni scienza, a riconoscere i limiti sempre provvisori di ogni umana conoscenza. Immaginare piante o animali fantastici, o che agiscono in modo fantastico, è un genere letterario che in modo significativo ha accompagnato da sempre l’umanità. A partire dal mitico famoso serpente tentatore per arrivare agli animali magici della serie di Harry Potter, dopo aver ascoltato la pecora sfortunata di Esopo o aver volato sull’Ippogrifo dell’Ariosto.
Una pianta scoperta di recente sarebbe dunque il “tirillo”, che, sebbene piccola (trenta centimenrti di altezza), o forse per questo, si dimostrava tanto invasiva da far supporre una sopraffazione totale degli altri esseri viventi. Il fatto che siano scomparse, e se ne siano trovate dapprima tracce fossili risalenti all’era ortoplantana e in seguito tracce di varianti molto più recenti e contemporanee all’apparire dell’homo sapiens-sapiens, viene spiegato da un confronto pluridisciplinare di studiosi (botanici aiutati da paleontologi e anche psicologi) attraverso un curioso meccanismo di difesa ecologica ante litteram della natura: «Trattasi, dicono questi studiosi, di un’eccezionale aggressività distruttrice, che si sarebbe […] espressa in un lento e graduale avvolgimento delle piante vicine e di se stesse. L’estinzione di una specie attraverso lo strangolamento reciproco — un processo che i fitologi chiamano “eronecrìa” — si sarebbe svolto in poche migliaia di anni; ma prima della distruzione definitiva alcuni esemplari avrebbero generato, per mutazione, una nuova specie, a sua volta dotata geneticamente d’istinto suicida». Appunto per questo, il “tirillo” è stata classificata nella categoria che la botanica parallela ha nominata “gli strangolatori” (cfr. Leo Lionni, Elementi di botanica parallela, Gallucci editorte, 2017).

E mi ricordo, Signore, del tempo quando i tuoi alberi parlavano:

«[8] Si misero in cammino gli alberi
per ungere un re su di essi.
Dissero all’ulivo:
Regna su di noi.
[9] Rispose loro l’ulivo:
Rinuncerò al mio olio,
grazie al quale
si onorano dei e uomini,
e andrò ad agitarmi sugli alberi?

[10] Dissero gli alberi al fico:
Vieni tu, regna su di noi.
[11] Rispose loro il fico:
Rinuncerò alla mia dolcezza
e al mio frutto squisito,
e andrò ad agitarmi sugli alberi?

[12] Dissero gli alberi alla vite:
Vieni tu, regna su di noi.
[13] Rispose loro la vite:
Rinuncerò al mio mosto
che allieta dei e uomini,
e andrò ad agitarmi sugli alberi?

[14] Dissero tutti gli alberi al rovo:
Vieni tu, regna su di noi.
[15] Rispose il rovo agli alberi:
Se in verità ungete
me re su di voi,
venite, rifugiatevi alla mia ombra;
se no, esca un fuoco dal rovo
e divori i cedri del Libano». (Libro dei Giudici 9,7-15)

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Immaginare piante o animali fantastici, o che agiscono in modo fantastico, è un genere letterario che in modo significativo ha accompagnato da sempre l’umanità.”
Da Salmo 314 PHACCICÚLIA POLITICA – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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