Salmo 6. DAMMI LA GRAZIA, SIGNORE, DI NON CREDERE


Editoriale del 7 novembre 2015

Molti studenti, messi in contatto con le procedure di traduzione dei testi biblici, restano perplessi. 
Si immaginavano la loro “bibbia” come una specie di registrazione in diretta di un “Dio senza filtri”. Invece i filtri ci sono, a partire da quello dei traduttori. E quando la traduzione arriva a dire una cosa diversa o perfino contraria rispetto al testo originale, la perplessità diventa sconcerto, 
soprattutto per un credente cresciuto a forza di: la Bibbia dice, Dio ha detto. I filtri? Scomparsi.
Qualche domenica fa, i fedeli cattolici a messa hanno ascoltato: «Chi non accoglie il regno di Dio come ‘lo accoglie’ un bambino non entrerà in esso». Tuttavia, gli anni scorsi la stessa frase (Mc 10,15) suonava simile solo in apparenza: «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». Ho fatto una piccola inchiesta: nessuno si era accorto della differenza. Eppure, l’aggiunta ‘lo accoglie’ trasforma il bambino da oggetto a soggetto di accoglienza, cosa del tutto contraria al contesto evangelico, dove i bambini, “ultimi” nella società ambiente, sono scacciati dai discepoli, mentre Gesù li accoglie appunto come “ultimi”, perché «a chi è come loro appartiene il regno di Dio».
Conclusione: la nuova traduzione ufficiale è sbagliata. Ha prevalso il filtro, invisibile ma reale, di chi vuole sempre farci la morale dei “buoni sentimenti” e immaginare nel bambino qualità virtuose da imitare.

Ma perché, Signore, la tua buona notizia per gli ultimi
diventa sempre morale per quelli che voglion essere primi?
Perché, Signore, il tuo “regno” degli ultimi
diventa “chiesa” di chi vuol prender sempre gli altri per bambini?
Dammi la grazia, Signore, di non credere
in un dio di contrabbando senza filtri.

Antonio Pinna
(salmista di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da La vita è bella (1997) diretto e interpretato da Roberto Benigni

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