Salmo 68 FILOSOFI DI OGGI, MITI DI IERI


Editoriale del 14 gennaio 2017

IL-PARADISO-TERRESTRE-Henri-Rousseau

Ha avuto grande eco sulla stampa la scomparsa, il 9 gennaio, di Zygmunt Bauman e tutti ormai conoscono la sua “società liquida”. Ha avuto minore evidenza la scomparsa, il primo gennaio, di Derek Parfit, forse il più importante filosofo analitico che ha ripreso la questione antica se noi come “persona” sopravviviamo ‘identici’, ma come?, ai nostri cambiamenti (domanda di interesse anche per chi crede, cristiani e buddisti compresi, in una vita che continua dopo la scomparsa del corpo). Il suo volume “Reasons and Persons” (1984) è stato incluso tra i ‘top ten’ filosofici degli ultimi decenni.

Società liquida dove trovare solidità, discontinuità personali fra continuità psicologiche di relazione capaci tuttavia di fondare una morale: due cammini di pensiero diversi, che a me sembra di poter unire attraverso le parole con cui Bauman concluse la sua lezione a Cagliari (3 giugno scorso) citando Umberto Eco: «Egli formulò quello che chiamava la condizione fondamentale dell’essere umano. Non resterete sorpresi quando io vi svelerò questo segreto: la condizione fondamentale dell’essere umano è il rapporto con un altro essere umano. Eco spiega perché è così: “È il suo sguardo [quello di un altro essere umano], che definisce e forma noi stessi; così come non possiamo vivere senza mangiare e dormire, non possiamo comprendere quello che siamo senza lo sguardo e la risposta dell’altro. I risultati del vivere in una comunità dove ciascuno ha deciso sistematicamente di non guardarsi mai l’un l’altro, comportandosi come se non esistessimo, sarebbe la follia o la morte”. L’alternativa alla scelta di restare con gli altri e permettergli di non doversi nascondere da noi, ma consentirgli di guardarci, di riconoscerci, di giudicarci, di valutarci, l’alternativa sarebbe, secondo le parole di Eco, “una sorta di bestiale e solitario Adamo che ancora non sa nulla delle relazioni sessuali, del piacere del dialogo, dell’amore per i suoi figli, ma anche del dolore per la perdita delle persone amate”».

Come non ricordare, allora, il libro biblico delle “origini”, genesi del senso?
Dove il primo “mito” (al modo di Lévi-Strauss) comincia dicendo:
«Non è cosa buona che l’adam sia per conto suo (le-vadd-ô)
gli farò un aiuto come di fronte a lui (ke-neged-ô)». (cf Salmo 62)
Forse il racconto della costola aspetta ancora lettori più intelligenti
di quelli che vi vedono un contrasto tra scienza e fede.

E come non ricordare il secondo “mito”, quello del giardino?
Costruito e letto come un “racconto breve”,
se ne può comprendere che gli umani si assomigliano al loro creatore
non perché condividono la sua vita immutabile,
ma perché nelle contraddizioni del tempo
sono come lui non solo consapevoli del bene e del male in ogni cosa mischiati,
ma anche da lui chiamati alla perfetta misericordia
di chi fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. (cf Salmo 67)
Forse anche “il racconto breve” del giardino aspetta ancora lettori
che si pongono le eterne domande sul loro presente,
lasciando alla scienza le risposte sempre provvisorie
sulla storia di ieri.

Ma come è, Signore, che gli stessi “fedeli” che ti credono
ispiratore a a scrivere,
siano tanto “infedeli” da non crederti anche
ispiratore a leggere?

Antonio Pinna
(salmista di Aristan)


Società liquida dove trovare solidità, discontinuità personali fra continuità psicologiche di relazione capaci tuttavia di fondare una morale: due cammini di pensiero diversi, che a me sembra di poter unire attraverso le parole concui Bauman concluse la sua lezione a Cagliari (3 giugno scorso) citando Umberto Eco
(da Salmo 68 FILOSOFI DI OGGI, MITI DI IERI di Antonio Pinna)
Società e felicità Con Zygmunt Bauman

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