SALMO 94 Ius soli o ius caeli?


Editoriale del 15 luglio 2017

Il 24 maggio la stampa locale parlava di un’istanza rivolta alla Regione Sarda per chiedere «un intervento che possa far spostare i fenicotteri dalle risaie oristanesi». Anche se l’intervento, vi si diceva, doveva essere «fondato sulla più profonda conoscenza delle abitudini della specie», confidando «nell’opera congiunta degli esperti del settore, delle Cooperative e dei produttori», tuttavia la curiosità resta per vedere come i legislatori legifereranno sulle rotte celesti degli uccelli migratori, visto che una simile «opera congiunta» sembra impossibile sulle rotte dei migratori terrestri, nonostante la «profonda conoscenza» dei “bisogni umani” che le percorrono.
Nel mentre, questi giorni alcuni gruppi di nativi nazionali italiani, ritrovandosi legittimamente “posti al posto di altri”, dicono, per rappresentarli, discutono ancora una volta se le leggi si fanno per regolare le difficili realtà o per inventarne altre di comodo.
Così, pensavo che il titolo di “Nazareno” dato a uno che invece era nato a Betlemme poteva dire qualcosa a proposito del “diritto della terra”.
La domanda di Natanaele, «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?», va oltre il disprezzo di uno che proveniva da un paese vicino più importante. È infatti la prima di una serie di domande con cui il Vangelo di Giovanni si prende gioco di quelli che credono determinante sapere “da dove” viene Gesù, e credono anche di saperlo: solo che i conti non tornano, non riuscendo a spiegarsi come lui possa dirsi «pane disceso dal cielo» visto che di lui conoscono «il padre e la madre» (Gv 6,42). E non si tratta solo dei suoi conterranei, perché l’ultimo a chiedere a Gesù «Di dove sei tu?» è un pre-nativo italiano, Pilato, che un qualche posto al cielo era anche disposto a lasciarlo, andato lì dopo altri e prima di altri, ma sempre in nome di un «diritto della terra» deciso di volta in volta da chi è più forte a deciderlo. E ovviamente, per tener conto delle distinzioni in corso, Pilato non era un profugo né economico né politico, ma certo era un “occupante” non-nativo, arrivato, a sfruttare, in nidi altrui.

E mi son ricordato che per Abramo:
la “terra promessa” cominciò a essere sua
solo quando, forestiero e di passaggio,
comprò dai nativi il terreno per la tomba di Sara.

“Terra promessa” per dove si muore?
Gerusalemme, infatti, avrà la meglio
su Betlemme dove si nasce, e su Nazaret dove si cresce,
ma sarà patria che non accoglie né i figli di Davide né i suoi profeti (Gv 4,44).
Il vero «diritto della terra» sui terrestri
sembra essere quello della tomba.
Ma ad alcuni è negata anche questa,
mentre chi se ne dà privilegio se ne anticipa gloria,
almeno in testamento.

Io preferisco, Signore, immaginarmi con Maria la Maddalena
all’alba di quel “giorno primo” tra i primi,
dove una tomba vuota si apre come una casa
ai «diritti del cielo» e agli abbracci
di chi non finisce di amare.

Antonio Pinna
(salmista di Aristan)

Nel mentre, questi giorni alcuni gruppi di nativi nazionali italiani, ritrovandosi legittimamente “posti al posto di altri”, dicono, per rappresentarli, discutono ancora una volta se le leggi si fanno per regolare le difficili realtà o per inventarne altre di comodo.( da SALMO 94 Ius soli o ius caeli? Editoriale di Antonio Pinna)

da Gangs of New York (2002) diretto da Martin Scorsese

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