SAN TORO


Editoriale del 22 giugno 2021

Non so che cosa pensiate di Michele Santoro. A me piacevano molto le sue prime trasmissioni, come “Samarcanda” e “Anno zero”, perché più che talk show sembravano cinema, da come erano sapientemente confezionate, montate con ritmo e musicate da Bacalov. Dal punto di vista tecnico risultavano strepitose, da quello politico è vero che non è Santoro quello che luccica. Va beh. Poi si impantanò in alcuni programmi insopportabili che ricostruivano vicende di mafia, intercettazioni e amenità varie con una fiction kitsch recitata da attori. Ora è tornato ospite dei talk show degli altri e, simpatico o antepatico (come diceva mia nonna), mi pare sempre in grado di smuovere le acque limacciose della pigra concordia omnium imperante. Per esempio da Floris, dove Santoro ha sostenuto che la democrazia dei media è fasulla perché mai nessun tg ha intervistato qualche esperto o passante contrario ai vaccini, pur sapendo che una consistente fetta della popolazione lo è. Ma non le danno voce perché tale opinione è considerata pericolosa. La questione non è se Santoro avesse ragione, ma come avesse torto Marcello Sorgi, il Banal Grande del giornalismo, che gli ha risposto: “Caro Michele, mi stupisco di ritrovarti no vax”. Inutile che Santoro avesse detto a Floris che lui si è già vaccinato e che non si riconosce nelle idee no vax, che il suo era un discorso di principio, una difesa della democrazia. Sorgi insisteva a dirgli che non doveva schierarsi coi no vax. Cioè per Sorgi se tu giornalista vuoi dare la parola a uno, significa che condividi le cose che dice; se pensi che qualcuno dica fregnacce, è ovvio che tu gli impedisca di intervenire. Eppure ci potevano essere argomentazioni interessanti per controbattere, come ad esempio che ci troviamo in guerra contro il Covid e, in uno stato di guerra, non si dà la parola al nemico né ai disertori. Chissà con chi sarei stato d’accordo in quel caso? Ma di fronte alla disarmante ottusità di Sorgi, vale Santoro quanto pesa.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote ad Aristan)

“Il suo era un discorso di principio, una difesa della democrazia.”
Da SAN TORO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote ad Aristan)

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