SCENEGGIATI TELEVISIVI


Editoriale del 26 aprile 2019

Un tempo alla televisione avevamo “Guerra e pace”, “L’approdo”, Bevilacqua, Mario Soldati, leggevamo i Quaderni piacentini e “Capitan Miki”, e anche i fotoromanzi. Pochi avevano letto le pagine di Gramsci sul nazional-popolare e il romanzo d’appendice.
I momenti erano netti e ben definiti. Dopo due ore di Lacan, ti sdraiavi comodo e ti leggevi un Diabolik qualsiasi. Sino all’ultima pagina. Perché i libri si leggono a salto. Barthes, nel suo “Il piacere del testo”, ha diviso i libri secondo testi di piacere e piacere del testo, a seconda che possa saltare leggendoli o sia impossibile farlo, come nel caso di un testo di Hegel. La fortuna di Proust la ascrive al fatto che non viene mai saltato allo stesso modo, anche in una rilettura.
Ci sono anche i libri che vengono saltati in toto, con rincorsa o senza, e ci sono anche quelli che non vengono mai aperti, però in molti casi arredano.
Ci sono quei libri che leggiamo per verificare quanto sia giusta una stroncatura, ma capita anche di stroncare quello o quelli, succede, che l’hanno definito un bel libro.
Ci sono anche quelli che durano una stagione, perché hanno vinto un premio, o hanno toccato un tema di moda, o sfidano i campi impervi del sesso rendendolo un divertimento alla portata letteraria di tutti.
Ora si tende alla globalizzazione del gusto, ad avvicinare gli opposti, spingendosi verso il basso però, facendo in modo che uno perda e l’altro non acquisti.
In televisione, che ci rende concretamente conto del cambiamento, davano “Il mulino del Po”, “E adesso pover uomo” sul dramma della ricchezza, “La cittadella”, adesso abbiamo serial confezionati come i vecchi fotoromanzi, che venivano comprati dalle “zeracche” (“domestiche”, grecismo) e letti dalle padrone, almeno in ordine di tempo. Vengono confezionati senza sfumature e approfondimenti, avviene quello che banalmente ci aspettiamo che avvenga, la sceneggiatura è un dosaggio di ingredienti sciaboriati, senza sapore.
Tutti semplicistici, fotoromanzici, ti amo, ti odio, ma ce l’hai con me? Sì?

Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

In televisione, che ci rende concretamente conto del cambiamento, davano “Il mulino del Po”(da SCENEGGIATI TELEVISIVI – editoriale di Nino Nonnis)

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