SCRIVERE DEI VIVI


Editoriale del 20 agosto 2018

Il fixer, colui che traduce e arrangia per i giornalisti piombati sapendo poco o nulla, mi fa: “Ho lavorato con Tizia e Caio, li conosci? Io di solito prendo 400 $ al giorno. Macchina e autista ne costano 100. Se vuoi andare a Raqqa per esempio”. Mi si son gelate le palle. Certo che conosco Tizia e Caio, inviati di televisioni di Stato e giornali dei padroni. “Senti-replico- io col pezzo, una pagina piena, ne guadagno 150. Sono un mercenario, un editore fallito. Ciò che posso fare è dividere a metà”. Il fixer mi smincia: “Non ci sono morti, quindi niente lavoro in questo periodo. Per te lo faccio gratis”. Saranno state le mie sparate politiche, o s’è impietosito. Così il mondo perpetua se stesso, con il monopolio del racconto. Ho dormito nell’unico hotel della città. Nei lettini accanto al mio due profughi di Afrin. Il ciccione ha russato tutta la notte, un’estasi lisergica di trivellazioni. Scrivere dei vivi ti uccide.

Luca Foschi

(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

 

Il fixer, colui che traduce e arrangia per i giornalisti piombati sapendo poco o nulla (da SCRIVERE DEI VIVI – Editoriale di Luca Foschi)

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