A SCUOLA NON C'E' LO SPREAD


Editoriale del 23 ottobre 2018

A dare retta ai telegiornali (tutti) e alla stampa (quasi tutta), questo governo è il peggiore dai tempi di Nabucodonosor. Una mina vagante, anzi già esplosa, che rischia di ridurci sul lastrico, come l’Argentina e la Grecia, tra i fantasmi della Le Pen, di Trump e della Brexit. Magari hanno ragione: per capirci qualcosa e formarsi un’opinione, se non si vuole ripetere a pappagallo idee ricevute, bisognerebbe sapere di economia e di finanza. Purtroppo è il settore in cui la nostra ignoranza è più vasta e profonda, per cui non ci resta che sperare che i media siano un po’ prevenuti o troppo pessimisti. L’unico conforto che siamo in grado di garantire riguarda la scuola: l’allarmismo per la cosiddetta riforma dell’esame di maturità è del tutto ingiustificato. Intanto non si tratta di una riforma, perché quasi tutto rimane come prima. I pochi cambiamenti, inoltre, appaiono positivi. Chi grida scandalizzato che hanno tolto la storia dall’esame o è scemo o è in malafede: la storia rimane, come sempre, all’orale, quello che non ci sarà più è il tema scritto di storia. Che in pratica non c’è mai stato, perché quasi nessuno lo sceglieva, preferendo le altre tracce. Giustamente, perché il tema di storia era una rogna non solo per lo studente che doveva svolgerlo ma anche per il docente che doveva correggerlo: argomento specialistico, lessico di registro incerto, articolazione e approfondimento di delicata valutazione. Hanno fatto benissimo a eliminarlo, anche nell’interesse dei candidati. Hanno fatto benissimo a eliminare pure le categorie farlocche del saggio breve (chissà che cosa doveva essere?) e dell’articolo di giornale: è già abbastanza se uno studente sa scrivere correttamente, senza la ridicolaggine di far finta che sia in grado di cambiare stile se si cimenta nello scritto accademico o nel pezzo giornalistico. Come diceva Totò, ma mi faccia il piacere! E’ infine un sollievo aver buttato nel secchio del sudicio quella palloccolosa tiritera di fonti che gli studenti si limitavano a copiare e cucire più o meno maldestramente, col risultato di sbrodolare sbobbe illeggibili di citazioni virgolettate. Rimangono i generi più seri: l’analisi del testo (raddoppiata, in versi e in prosa), la prova argomentativa (comprensione di un testo ed esposizione logicamente argomentata) e il tema. Ispirati a una certa saggezza anche gli altri aggiustamenti: via la terza prova, disuguale e macchinosa; ridimensionate l’alternanza scuola-lavoro e l’INVALSI; più articolata la seconda prova; le griglie di valutazione fornite direttamente dal ministero e dunque a modello unificato per tutte le scuole. Niente di geniale, non è il caso di spellarsi le mani dagli applausi, ma protestare è grottesco. Le differenze sono minime e vanno in una direzione da incoraggiare. I cartelli in piazza con la scritta “Abbasso la riforma” mi sembrano esagerati nel lessico e non condivisibili nel contenuto. Io ci scriverei “Viva la semplificazione di buon senso”, anche se ammetto che come slogan ha un impatto moscio.     

 

Fabio Canessa 

(Preside del Liceo olistico Quijote)

 

Come diceva Totò, ma mi faccia il piacere! Da (A SCUOLA NON C’E’ LO SPREAD – Editoriale di Fabio Canessa)

 

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