SCUOLAVIRUS


Editoriale del 30 giugno 2020

Chi si accontenta gode anche di questi esami di maturità, che, se ben condotti, riescono comunque a far distinguere i bravi, i meno bravi e gli schifosi. In una situazione di emergenza, la riuscita della prova orale unica (che tenta di includere anche l’aroma degli scritti) dipende esclusivamente dalle Commissioni: quelle che si fanno trascinare dal virus disfattista, convinte si tratti per forza di una buffonata per promuovere tutti, svolgono in effetti un esame pagliaccetto e buffoncello, dimenticando peraltro che le precedenti maturità avevano il 99% dei promossi; quelle che si sforzano di fare del loro meglio potranno dire, come scrisse Michelangelo malato di reni dopo aver bevuto l’acqua Fiuggi, “nel mio male io sto assai bene”, portando a termine un’esperienza dignitosa anche per gli studenti. Certo che non è l’esame ideale e speriamo proprio di non farlo più così, certo che la Azzolina non è un Ministro dell’Istruzione che raggiunga la sufficienza (però nemmeno fa rimpiangere la Gelmini e la Fedeli, peggiori di lei senza bisogno del coronavirus), ma è più insopportabile il piagnisteo vittimista di chi, invece di rimboccarsi le maniche nella situazione anomala in cui ci troviamo o suggerire delle idee per la riapertura di settembre, si limita a gridare allo scandalo per la mancanza di direttive precise e garanzie sicure in vista del nuovo anno scolastico. Le soluzioni ci sarebbero, ma, dopo mezzo secolo di negligenza nei confronti dell’istruzione, sarà difficile rimediare in due mesi: 1. Costruire scuole dalle aule più larghe e più alte; 2. Evitare gli accorpamenti di istituti vari (vari spesso anche nei gradi, mescolando elementari, medie e superiori, magari con un unico dirigente, per risparmiare) dentro ecomostri di casermoni orribili collocati nelle orribili periferie e gratificati dalla pietosa etichetta di “villaggio scolastico”; 3. Formare classi di 15 studenti al massimo (e non oltre 30, come adesso); 4. Prevedere per ogni istituto uno spazio all’aperto (ad esempio: parco, giardino, pista di atletica, campo sportivo). Le giuste proteste di genitori, docenti e compagnia discente dovrebbero avere come obiettivo che il governo si impegni da subito a lavorare per questi 4 punti. Se invece si pretende che qualcuno escogiti un barbatrucco che ci faccia trovare a settembre l’edilizia scolastica magicamente trasformata, cari i miei fichi e buonanotte ai suonatori. Ci voleva la pandemia nel 2020 per far scoprire agli italiani quanto la scuola sia trascurata dal 1970 e da allora sempre più degradata. E non perché abbiano finalmente capito l’importanza della qualità dell’istruzione o preso coscienza della necessità di una decenza estetica degli edifici, ma perché chi lavorava durante la quarantena non sapeva dove parcheggiare i figli.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

come scrisse Michelangelo malato di reni dopo aver bevuto l’acqua Fiuggi, “nel mio male io sto assai bene” (da SCUOLAVIRUS – Editoriale di Fabio Canessa)

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