SE UN PAPA PARLA DEL CALCIO…


Editoriale del 29 maggio 2019 (Sintesi)

“C’è un momento per ritirarsi prima che lo spettacolo diventi grottesco”?
Osvaldo Soriano
 
“Il gioco del calcio è una sorta di tentato ritorno al Paradiso: l’evasione dalla serietà schiavizzante della vita quotidiana e della necessità di guadagnarsi il pane, per vivere la libera serietà di ciò che non è obbligatorio e perciò è bello”. Questa riflessione è di Joseph Ratzinger, 256esimo Pontefice della Chiesa Cattolica. “Uno sport di una tale grandezza – continuava – , che se andiamo nella sua profondità può darci di più che un po’ di divertimento”.
Osvaldo Soriano, indimenticato giornalista e scrittore argentino, sosteneva che c’erano dei tipi di calciatori che riescono a creare spazio dove non dovrebbe esserci nessuno spazio. Leggendo e rileggendo questa considerazione di Soriano, ogni volta ho come la sensazione di non aver ancora capito nulla del calcio. Come se qualcosa di misterioso mi riportasse con la mente ai primordi della formazione del comune sentire umano. Ma su cosa si fonda il potere di questo gioco che, secondo Ratzinger, ha assunto nel tempo la stessa rilevanza del pane? È difficile saperlo, ed è forse per questo che in un’altra occasione, precisamente alla vigilia dei campionati del mondo in Argentina del 1978, l’attuale Papa Emerito, in un intervista radiofonica, sentì il bisogno di elaborare una sorta di difesa teologica degli ultras del calcio. “Ciò che colpisce dei tifosi, in un contesto di narrazione sportiva dove sono solo poche le squadre a contendersi ogni tipo di vittoria, è l’amore infinito e irrinunciabile di  tutti quei tifosi di quelle squadre che regolarmente non vincono alcun trofeo o campionato. E’ un modo, questo, di vivere l’amore in modo totalmente gratuito, senza aspettarsi di avere per forza qualcosa in cambio. L’amore gratuito di cui i tifosi sono portatori sani e che li vincola in eterno alla squadra del cuore, è un patrimonio a cui ogni presidente di una squadra di calcio dovrebbe rendere conto. Un patrimonio verso il quale ogni dirigente della Federcalcio dovrebbe essere teso a lavorare. Non è proprio accettabile lasciare alla filosofia ordoliberalista il permesso di prevaricare i principi costitutivi del calcio. E’ preoccupante che la classe intellettuale, spesso segno dello stato di salute dei tempi, non senta il bisogno di opporsi allo sfruttamento dello sport operato da potenti multinazionali in associazione di spregiudicati uomini d’affari. È imbarazzante come nessuno denunci l’evidente complicità di un’emittente televisiva, Sky, che di fatto, in cambio di sempre più lauti profitti,  si sia offerta come cassa di risonanza di coloro che hanno fatto diventare il mondo del gioco una semplice macchina macina profitti. Nessuno, dico nessuno, che abbia mai provato a mettere un argine a questa vera e propria appropriazione indebita di un valore di molti da parte di pochi. “Ma forse – scrive Ratzinger –potremmo nuovamente imparare dal gioco a vivere, perché in esso è evidente qualcosa di fondamentale: l’uomo non vive di solo pane, il mondo del pane è solo il preludio della vera umanità, del mondo della libertà. Perché neppure questo mondo fittizio (quello dei soldi e degli affari) potrebbe esistere senza l’aspetto positivo che è alla base del gioco: l’esercitazione alla vita e il superamento della vita in direzione del Paradiso perduto”. Il calcio come un tentato ritorno al Paradiso, questo è quello di cui ci parla Benedetto XVI. Davvero vogliamo far mettere definitivamente in vendita una cosa così? Ad ognuno di noi il compito dell’ardua risposta.
 
Di Anthony Weatherill (ha collaborato Carmelo Pennisi)

Osvaldo Soriano, indimenticato giornalista e scrittore argentino, sosteneva che c’erano dei tipi di calciatori che riescono a creare spazio dove non dovrebbe esserci nessuno spazio. (da SE UN PAPA PARLA DEL CALCIO… Editoriale di Anthony Weatherill)

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